La battaglia per la guida del Movimento 5 Stelle tra Beppe Grillo - cofondatore del Movimento 5 Stelle - e Giuseppe Conte - ex Presidente del Consiglio - non è ancora finita. Venerdì 2 luglio, Grillo ha nominato un comitato composto da sette persone per discutere ed esaminare le modifiche da fare allo statuto del Movimento. Giovedì scorso, poi, l’ok del Cdm sulla riforma della giustizia Cartabia ha ampliato maggiormente la loro spaccatura. Infine domenica, durante l’assemblea del Movimento, è stato annunciato il tanto atteso accordo tra i due.

Il mancato incontro

La pace però sembra sia durata poco: oggi sarebbe dovuto avvenire un incontro per ufficializzare l’intesa, ma stando a quanto riportano diverse indiscrezioni, la riunione salterà. Dallo stesso Movimento assicurano che non c’è nessun problema tra di loro; si starebbero semplicemente confrontando sugli ultimi punti. Allo stesso tempo, viene segnalata più di una voce sulla perplessità di alcuni relativa al futuro di tale accordo. L'ex premier, in particolare, non vuole perdere altro tempo, anche per accelerare l’organizzazione delle prossime elezioni amministrative, data la crescita del malcontento della base nei territori. Per settimane, quindi, sia Grillo che Conte sono rimasti sulle proprie posizioni, non cedendo e vanificando dunque anche gli sforzi di ricomposizione da parte di alcuni esponenti di entrambe le fazioni.

Una situazione complicata, insomma, aggravata, nel corso di questo tempo, da paure e sospetti da ambedue le parti.

Quattro mesi di trattative

Sono passati quattro mesi dall’incontro all’hotel Forum, in cui Grillo incaricò Conte di rifondare il M5S. Conte accettò l’incarico a condizione che Grillo si facesse da parte a causa del suo ruolo da “garante” che ostacolava una direzione autonoma del Movimento.

L’ex Presidente del Consiglio dunque ha studiato per mesi, ha lavorato a un nuovo statuto e ha formulato nuove regole da proporre. Grillo però non accettò alcuni punti del lavoro di Conte, finché il 29 giugno lo accusò di voler creare un partito unipersonale e di non avere la giusta esperienza. Quattro mesi, quindi, di trattative che hanno portato il “padre” del M5S a porre una indiretta sfiducia sull’ex premier.

Il timore più grande per entrambi è stato quello che l’uno potesse andare contro all’altro. I più vicini a Conte, infatti, hanno temuto che Conte potesse rimanere a mani vuote. Lo stesso vale per quelli di Grillo; erano convinti che le azioni dell’ex premier potessero essere influenzate da alcuni democratici, con il fine di trasformare i 5 stelle in un’ala del Pd. Secondo gli esperti, da questa crisi possono perderci entrambi. Sia l’intenzione di Grillo che quella di Conte sembra essere la stessa, ossia quella evitare, appunto, una divisione che, secondo gli osservatori, aggraverebbe le difficoltà che attraversa da anni il partito.

Sondaggi: lo scivolone del M5S

Per l’appunto, sembra proprio che le divisioni interne e le continue discussioni dentro al Movimento stiano stancando gli elettori.

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L’impressione è che la maggior parte di loro non si ritrovi più nei valori iniziali che hanno portato il M5S a vincere le elezioni. I sondaggi dimostrano infatti lo scivolone del partito: in una sola settimana ha perso mezzo punto percentuale, scendendo al 14,4% delle preferenze degli intervistati (rilevazione Enzo Risso). Nel frattempo, cresce anche l’insofferenza tra i pentastellati, stanchi di non avere una struttura solida. Il futuro del Movimento dunque non è ancora certo. Trovare un punto di equilibrio tra Conte e Grillo però non sarà comunque facile e assicurato.