La Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il decreto sui rimpatri volontari assistiti, trasformandolo così in legge. Questa decisione, presa il 16 giugno 2026, ha visto 147 voti favorevoli, 93 contrari e 3 astenuti. Il provvedimento introduce un quadro normativo aggiornato per il rientro volontario dei cittadini stranieri, delineando nuove procedure e criteri.

Le modifiche e l'assistenza legale

Il testo approvato ha introdotto significative modifiche rispetto all’emendamento inizialmente proposto dal centrodestra, che era stato presentato nell'ambito del decreto sicurezza.

La versione originaria della norma prevedeva un contributo fisso di 615 euro, destinato agli avvocati e gestito tramite il Consiglio nazionale forense, per coprire le spese di assistenza nelle pratiche di rimpatrio e per il rientro effettivo dei cittadini stranieri. Tuttavia, la versione definitiva del decreto ha ridefinito tale aspetto, stabilendo che il compenso sarà riconosciuto al rappresentante, il quale dovrà essere munito di un regolare mandato. Questo rappresentante avrà il compito di fornire assistenza al cittadino straniero durante la presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito, con l'erogazione del compenso prevista solo a conclusione del procedimento.

Il programma di rimpatrio volontario assistito

Il decreto dettaglia in modo preciso le modalità di partecipazione ai programmi di rimpatrio volontario assistito. In particolare, specifica che l’assistenza legale sarà riconosciuta e remunerata solo a coloro che avranno effettivamente fornito supporto al cittadino straniero, seguendolo con continuità dalla fase iniziale di presentazione della domanda fino al completamento dell'intera procedura. È fondamentale sottolineare che il compenso verrà erogato esclusivamente a conclusione del procedimento, assicurando in tal modo che l’assistenza sia stata prestata per l’intero iter previsto dalla normativa e che il processo si sia concluso con successo.

Il Consiglio nazionale forense, un'entità di rilievo menzionata nel contesto della normativa, è l’organo istituzionale preposto alla rappresentanza dell’avvocatura italiana. Le sue molteplici funzioni includono il coordinamento delle attività professionali, la vigilanza sull’esercizio della professione forense, la promozione della formazione continua e la tutela degli interessi degli avvocati a livello nazionale.