Il presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera, Devis Dori, ha reso noto di non poter accedere alla documentazione relativa al caso Delmastro, in particolare alle chat oggetto dell'indagine. Dori ha riferito che, sebbene lui e altri membri della Giunta si trovassero negli uffici con l'intento di consultare i documenti, la presidenza della Camera ha impartito istruzioni agli uffici di non collaborare, impedendo di fatto l'accesso al contenuto richiesto.

In risposta a tale impedimento, Dori ha comunicato di aver inviato una lettera al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, per sollecitare una comunicazione formale che imponga agli uffici di non collaborare.

"Finché questa lettera non arriverà staremo fermi in Giunta", ha dichiarato Dori, sottolineando la ferma intenzione di mantenere la propria presenza istituzionale fino al ricevimento di un chiarimento ufficiale.

La decisione della Giunta sulle chat Delmastro-Caroccia

La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha respinto la richiesta avanzata dalla Procura di Roma per l'acquisizione delle chat intercorse tra Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia. La decisione è giunta a seguito di un voto in Giunta, dove il centrodestra ha espresso parere favorevole alla proposta del relatore Pietro Pittalis, negando così l'autorizzazione al sequestro della corrispondenza. Il centrosinistra ha invece votato in senso contrario.

La relazione presentata ha evidenziato diverse criticità nella richiesta della procura, tra cui la genericità dell’oggetto, l’assenza di una delimitazione temporale precisa e la mancata dimostrazione dell’impraticabilità di mezzi meno invasivi per l'indagine.

Proteste e reazioni politiche

La determinazione della Giunta ha innescato immediate reazioni e proteste da parte delle forze di opposizione. I senatori del Movimento 5 Stelle hanno occupato i banchi del governo al Senato, esibendo cartelli con la scritta “Fuori le chat”. L'azione ha portato la presidente di turno, Mariolina Castellone, a sospendere la seduta. Durante la protesta, si è verificato un momento di tensione tra il senatore di Fratelli d’Italia Roberto Menia e il capogruppo dei 5 Stelle Luca Pirondini, quando Menia ha strappato un cartello dalle mani di Pirondini, generando una discussione poi sedata da altri parlamentari.

Il deputato del Partito Democratico Matteo Orfini ha espresso una dura critica sull'esito del voto, affermando che "l’esito del voto in Giunta per le autorizzazioni sulle chat dell’ex sottosegretario Delmastro è l’ennesima conferma di come questa maggioranza intenda l’uso delle istituzioni: uno scudo protettivo riservato esclusivamente ai propri dirigenti di partito". Orfini ha aggiunto che negare alla magistratura elementi conoscitivi rilevanti, in un'inchiesta su fatti gravi che vedono contestata a Caroccia anche l'aggravante dell'agevolazione mafiosa, smentisce ogni proclama sulla legalità. Ha concluso che non si tratta di tutela delle prerogative parlamentari, ma di una deliberata ingerenza per ostacolare il lavoro degli inquirenti, accusando Giorgia Meloni di una "spregiudicata doppia morale".

Anche Peppe De Cristofaro, capogruppo di AVS, ha commentato la decisione, sostenendo che "la destra parla sempre di legalità e lotta alla mafia, poi quando devono coprire le magagne dei loro esponenti scatta la protezione, e l’impunità, e la lotta alla mafia va a farsi benedire". De Cristofaro ha affermato che la maggioranza di destra, non autorizzando l'uso delle chat, ostacola il lavoro della magistratura e impedisce l’accertamento della verità sui rapporti tra l'esponente di Fratelli d’Italia e una persona ritenuta legata al clan Senese. Ha citato anche il "caso Bartolozzi" come precedente, accusando la destra di usare "due pesi e due misure: scudano amici e sodali, mentre usano le leggi contro chi dissente e manifesta".