Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) e co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli, è intervenuto il 3 settembre 2026 a Dro, in occasione della contromanifestazione organizzata in opposizione a “Ritorno a Camelot”, il raduno promosso da Veneto Fronte Skinheads. Nelle sue dichiarazioni rilasciate ai cronisti presenti, Bonelli ha mosso decise e severe accuse al governo e, in particolare, al ministro dell'Interno Piantedosi, sostenendo con fermezza che abbiano permesso un incontro da lui definito apertamente neonazista e collegando tale controversa decisione alla ricerca di consenso politico nell’area neofascista del Paese.

Il deputato ha inoltre fatto esplicito riferimento a Blood & Honour, un network che, a suo dire, il governo britannico avrebbe ufficialmente dichiarato organizzazione terroristica. La sua contestazione politica si è focalizzata in modo netto sull'autorizzazione di questo evento e sulla scelta del governo di non procedere al suo divieto, nonostante le evidenti implicazioni. Bonelli ha dichiarato testualmente: “Il ministro Piantedosi ha commesso non solo un errore, ma ha dimostrato la vera faccia di questo governo, autorizzando un incontro tra neonazisti, tra l'altro di un network che il governo britannico ha dichiarato organizzazione terroristica, mi riferisco a Blood & Honour”.

La contestazione a Dro e il raduno “Ritorno a Camelot”

La protesta si è svolta a Dro in risposta a un evento di tre giorni che Bonelli ha descritto come una manifestazione pericolosamente capace di aggregare neonazisti provenienti da tutta Europa. Il deputato di Avs ha affermato che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, trovandosi in una fase di oggettiva difficoltà elettorale, starebbe cercando di ottenere i voti dell’area neofascista del Paese. Questa critica si inserisce nel più ampio contesto di disapprovazione verso l'esecutivo per non aver bloccato, come richiesto, l'appuntamento promosso da Veneto Fronte Skinheads.

A Pietramurata, nel comune di Dro, l’evento “Ritorno a Camelot” ha richiamato centinaia di partecipanti, creando un notevole afflusso.

Per il 3 settembre 2026 era stato annunciato anche un corteo antifascista con partenza da Rovereto e Trento alle ore 17.00, mentre lo schieramento di sicurezza sul posto contava circa 140 agenti delle forze dell'ordine. Questi elementi delineano chiaramente il contesto della contromanifestazione a cui ha preso parte Bonelli e il clima di mobilitazione generatosi attorno al controverso raduno.

Il richiamo alla legge Mancino e la critica al governo

Bonelli ha sostenuto con estrema forza che l’incontro avrebbe dovuto essere vietato, richiamando esplicitamente la legge Mancino e citando i reati di apologia di razzismo e istigazione all’odio razziale. La sua accusa nei confronti del ministro Piantedosi verte sulla scelta, a suo giudizio, di schierarsi dalla parte del raduno anziché tutelare i principi fondamentali della Costituzione repubblicana antifascista.