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Persino il New York Times ha voluto dedicare un'edizione della sua versione internazionale al declino di Roma. La Caput Mundi, la città eterna, la grande bellezza, oggi agli occhi del mondo non è che un concentrato di immondizia e malaffare. Nella culla della civiltà democratica, dove ogni sampietrino è testimone orgoglioso della storia, tutto è divenuto il contrario di tutto. Servizi pessimi, il crollo della qualità della vita, il deturpamento dei beni della collettività. Sono solo alcuni dei punti di un dossier accusatorio che vede, in Mafia Capitale, il suo culmine ingrato. Un declino che, va comunque ricordato, parte da molto lontano. L'avvento di Ignazio Marino aveva riportato tra i romani un briciolo di speranza.

Il sindaco straniero ha però commesso un errore fatale: sottovalutare il sistema di potere che, lontano dalla luce dei riflettori, ha fatto il bello e il cattivo tempo in città. La sua indubbia onestà (o meglio ingenuità politica) ha rappresentato una benedizione per i tanti protagonisti delle inchieste sfociate dagli arresti di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati. A supporto dell'amministrazione Marino, ora, potrebbe arrivare l'assistenza esterna del governo.

L'incapacità della classe politica

"A noi sembra che si voglia ancora una volta salvare il salvabile rispetto alla incapacità del Pd e della sua classe dirigente di governare la città". È il commento del Movimento 5 Stelle Roma che regge l'opposizione in Campidoglio con i quattro portavoce: Virginia Raggi, Enrico De Stefano, Marcello De Vito e Daniele Frongia.

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Critico il giudizio nei confronti della relazione della commissione Antimafia: "Il discorso della Bindi bypassa completamente le implicazioni che devono essere legate all'esercizio della responsabilità politica". "Cioè - prosegue il Movimento - se governo male poiché non controllo e permetto al malaffare di inquinare la mia azione di governo, non pago alcuna responsabilità politica e vengo assistito dallo Stato per il ripristino della legalità. Naturalmente qui si fa carta straccia anche del Tuel che già nelle sua prima formulazione teneva in debito conto la diversità di dimensione tra i Comuni sia dall'alto della rappresentanza che delle soluzioni da adottare in casi particolari".

Il dovere di tornare subito alle urne

Se l'Antimafia con la Bindi ha auspicato un decreto legge ad hoc dell'esecutivo allo scopo di assistere dall'esterno i Comuni in difficoltà, il Movimento 5 Stelle capitolino è di diverse vedute. "Non crediamo affatto che serva rivedere le norme sullo scioglimento dei Comuni - ha sottolineato il gruppo - perché occorre semplicemente attuare le procedure previste e ridare la parola ai cittadini rispetto ad una amministrazione che ha responsabilità politiche gravi tanto più in una città grande ed importante come Roma".

La proposta della Bindi si concentra sulle città metropolitane che per dimensioni sfuggirebbero al pieno controllo. "Noi invece diciamo che proprio perché Roma è grande - hanno attaccato i cinquestelle - questa amministrazione deve pagare le sue responsabilità politiche e andarsene a casa: è ancora più grave che si sia fatta infiltrare ed inquinare dal malaffare". "Renzi vuole governare pure Roma - ha concluso il M5S - basterebbe un'amministrazione onesta, che da sola sarebbe in grado di fare piazza pulita di tutto il malaffare presente".