C'è qualcosa di più importante per un essere umano della casa? E se questo essere umano è un cittadino in difficoltà che avrebbe diritto, secondo la legge, ad un alloggio popolare, c'è qualcosa di peggio che veder violato ogni giorno questo diritto? E' questo che probabilmente si chiedono le 23mila famiglie in attesa da anni di un alloggio che spetta loro di diritto, e che negli scorsi giorni hanno manifestato in Campidoglio per dire basta a questa violazione. Non bastano i recenti scandali sulla corruzione di alcuni vigili urbani, ci mancava anche l'emergenza abitativa. Come si spiega allora questo mancato rispetto della legge?

La delegazione coreana in visita all'Ater: oltre il danno la beffa?

L'Ater, l'ente che si occupa della gestione delle case popolari a Roma, fa sapere tramite un comunicato stampa sul proprio sito che nella giornata del 18 maggio scorso è stata ricevuta la delegazione coreana che in patria si occupa dello stesso problema, e cioè degli alloggi popolari.

Lo fanno sapere il Commissario straordinario Giovanni Tamburino e il Direttore generale Franco Mazzetto. La delegazione coreana si è detta molto soddisfatta ritenendo l'incontro "ricco di utili informazioni per la gestione e lo sviluppo del settore dell'edilizia pubblica". Di cosa avranno parlato non è dato saperlo, fatto sta che l'Ater non versa in buone acque, come spiegato da un approfondito articolo de "Il Fatto Quotidiano" di soli due giorni fa. 

Ater: così si crea l'alibi per chi vuole occupare le case popolari

Questo è quanto avrebbe affermato Daniele Barbieri, segretario generale del sindacato unitario degli inquilini "Sunia". Nell'articolo si legge che a fronte di 23mila famiglie in lista d’attesa per un alloggio, ogni anno vengono assegnati solo circa 100 appartamenti sui mille disponibili.

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Questo creerebbe i presupposti, data l'esasperazione di chi chiede solo una casa dove vivere, per l'occupazione abusiva delle case da parte di chi si trova in stato di bisogno. Ma chi dovrebbe risolvere questo problema? Ecco, la responsabilità della risoluzione rappresenta il problema il stesso. Come troppo spesso accade, il Comune e la Regione si passano la palla infuocata. Il Campidoglio è proprietario di circa 16mila alloggi, mentre l'Ater, che risponde alla Regione, gestisce 50mila appartamenti dei quali 500 sono del Comune. Insomma, un vicolo cieco, si potrebbe dire. I rapporti tra Comune e Ater (cioè Regione) però non sono decisamente dei migliori, dato che il 7 aprile scorso il Comune avrebbe ottenuto il pignoramento dei conti dell'ente che gestisce le case popolari, facendo finire l'Ater nella lista dei contribuenti morosi. L'Ater non avrebbe pagato la tassa sulla casa nei passati 26 anni, ma d'altro canto si giustifica dicendo che se gli inquilini non pagano è evidente che i conti siano in rosso.

Fatto sta che a farne le spese sono, come sempre, i cittadini che vedono violato un diritto fondamentale come quello di aver un tetto sopra la testa.

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CASE A RISCATTO E MISURE PER EMERGENZA ALLOGGIATIVA

L’emergenza alloggiativa può e deve essere superata. La casa non può essere un privilegio. È necessario trovare soluzioni adeguate che diano risposte concrete e durature, non volte esclusivamente a gestire il momento rimandando il problema che prontamente si ripropone a distanza di qualche mese o di qualche isolato. Risposte in grado di tutelare la dignità delle persone, iniziando dai cittadini che da anni attendono, purtroppo vanamente, di ottenere un alloggio dalle istituzioni. Sono convinta che una gestione sana del patrimonio comunale possa consentire di assegnare mille alloggi all’anno a chi è in graduatoria e ha diritto alla casa, invece delle attuali cento assegnazioni l’anno. Il mio programma per l’emergenza casa prevede che siano venduti alle famiglie in regola che li abitano 30.000 alloggi comunali: almeno il 90% di loro è pronto ad acquistarle, chi non può farlo resterà tranquillamente al suo posto. Con i soldi incassati e con quelli risparmiati dalle manutenzioni saranno costruiti nuovi alloggi o direttamente comprati sul mercato. Ci sono quindi le condizioni ideali per reperire le case che mancano per dare alle migliaia di famiglie in difficoltà il tetto che meritano. E lo farò privilegiando il meccanismo della “casa a riscatto”: chi paga regolarmente l’affitto e ne cura la manutenzione, acquista gradualmente la proprietà, fino a riscattarla al termine del percorso.