Da qualche anno a questa parte, la classica passeggiata per lo shopping per le vie di Roma si è trasformata in un vero e proprio viaggio tra etnie di varia provenienza. Se si escludono le vie del lusso, ci si può illudere di passare nel breve volgere di poche centinaia di metri dalla Cina al Pakistan, dal Marocco all’India. Svanita la curiosità di vedere all’opera commercianti di varia provenienza, una domanda sorge spontanea: ma i commercianti romani, ristoratori ed artigiani su tutti, che fine hanno fatto?

Altrettanto grave è il fatto che la stessa domanda finiscono per porsela anche i turisti, condannati a ritornare a casa portandosi come ricordo della Città Eterna il pupazzetto di un gladiatore o un magnete del Colosseo ‘made in China’.

Stranieri alla conquista delle botteghe italiane

Secondo una ricerca della Cna di Roma, oramai una piccola attività su quattro è di proprietà di un cittadino straniero. Ci sono interi quartieri dove il commercio è colonizzato da singole etnie, come l’Esquilino, una vera e propria Chinatown con il 70 per cento delle attività gestite da cinesi; Tor Bella Monaca, con il 40 per cento di negozi pachistani; Boccea, colonizzata dal 30 per cento di negozi di proprietà di immigrati egiziani. Una realtà che trova poi una sua sublimazione nel centro storico, dove le etnie coesistono l’una accanto all’altra nella gestione della quasi totalità di quelle che erano piccole botteghe artigiane o trattorie, trasformate in rivendite di chincaglieria a basso costo o kebaberie.

Il grido d’allarme dei commercianti romani

‘È necessario un piano regolatore del commercio’, questo è il grido d’allarme delle associazioni dei commercianti romani che cercano di resistere all’invasione non solo dei negozi gestiti da stranieri, sinonimo di prodotti a basso costo e di pessima qualità che stanno ‘distruggendo’ le piccole botteghe artigiane impossibilitate a reggere una concorrenza spesso fatta di abusivismo, ma anche dal proliferare dei centri commerciali.

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La nuova giunta che si insedierà in Campidoglio, sostengono, dovrà preoccuparsi di come sostenere i commercianti romani, ultimo baluardo di resistenza all’avanzare della ‘grande bruttezza’.  

TUTELARE E VALORIZZARE LE BOTTEGHE STORICHE

Una delle peculiarità di Roma, soprattutto dei rioni storici, sono le botteghe artigiane ed il piccolo commercio. Purtroppo però molte di queste realtà, anche a causa della crisi economica, stanno chiudendo e al loro posto, soprattutto in zone come l'Esquilino, proliferano i negozi cinesi. Certamente non vogliamo limitare il libero mercato ma siamo convinti che le botteghe storiche vadano valorizzate e difese. Non tollereremo alcun abusivismo commerciale e neanche quei negozi che aprono e chiudono i battenti nel giro di pochissimo tempo. Pensiamo, magari, di creare un albo dedicato ai mestieri e alle botteghe storiche così da ridare la giusta importanza ad alcune tra le più importanti tradizioni romane. #Cronaca Roma