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Una gara per accaparrarsi più clienti possibile, e come farlo se non aggiungendo in base alle esigenze tavoli e sedie di fortuna? E per permettere una maggiore mobilità, gli arredi utilizzati devono essere di facile installazione comportando molto spesso la (necessaria) minore qualità del materiale. Un espediente che aumenta sempre più nel centro storico di Roma e nei quartieri di maggiore interesse turistico: il tavolino selvaggio limita il passaggio pedonale, ma non solo; i proprietari di locanda non solo evadono le tasse per l'occupazione del suolo pubblico, ma favoriscono anche il degrado del centro storico della Città Eterna. Come? Una breve riflessione.

In allegato anche alcune immagini.

Tavolino selvaggio, non sempre è reato

In questi giorni si comincia a parlare di 'omologazione al ribasso degli arredi per esterno' in Roma. Sapete perché? L'installazione di arredi al di fuori dei locali in numero non autorizzato e invadendo gli spazi perdonali, urbani, e quelli necessari per il regolare flusso della popolazione, prima era continuamente colpito da blitz della polizia con sanzioni e chiusura locale; ora è quasi tollerato, o comunque 'si chiude un occhio'. È anche possibile riassumere il fenomeno dichiarando che su 100 casi, i controlli avvengono su 20, magari su quei locali più 'spudorati', nelle vie più anguste del centro storico, o quelle di maggiore attrazione turistica, come Trastevere o Pantheon. Più facilmente tollerato è il 'tavolino selvaggio' negli spazi più ampi come Piazza Navona per esempio, in cui l'area adibita ai locali interessa interamente il perimetro e per questo di minor disturbo.

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Il degrado degli arredi esterni non autorizzati

 

Eppure, nonostante questa attenzione/selezione nei controlli dell'installazione di arredi esterni non autorizzati, il problema non ha come fulcro un giro di affari illecito. La corsa al tavolino implica l'allestimento di arredi scadenti, di tavoli e sedie di fortuna, mancanza di posaceneri, per cui i fumatori sono costretti a gettare le cicche in prossimità della propria sedia. E ancora. Spazi ridotti per la presenza di un numero superiore di posti, o tavolini 'inseriti tra l'uno e l'altro' al momento di arrivo di nuovi clienti. Un continuo creare e ricreare gli spazi. L'immagine della città Capitolina non è quella di una città che offre di un servizio a tavolino 'sufficiente' - naturalmente si parla di locali che adottano questa tipologia di politica - ma di un approccio al cliente che ha il solo scopo 'di averlo', non importa come, e non importa (a seguito) che cosa si offre 'tanto lo si vedrà più'. Questo è da intendersi come uno dei maggiori fattori che contribuiscono al degrado della città di Roma, nelle sue maggiori aree frequentate dai turisti alla ricerca di un posto per gustare la cucina italiana o anche solo per un aperitivo.

L'operazione illegale e abusiva di installazione di tavolini espandendoli nell'area in prossimità del proprio esercizio è sulla buona strada per diventare definitivamente un modo di pensare e agire perfettamente adeguato a un modello accolto e accettato da tutti, anche dalle autorità giudiziarie. È naturale l'implicazione conseguente all'aumento degli arredi sulle caratteristiche intrinseche di questi per velocizzare l'attività: la qualità del materiale e l'estetica, che mina a distruggere e degradare intere aree. Non più piccoli quartieri a sé, ma baraccopoli, colme di immondizie e cicche di sigaretta. Se tutti avessero diritto a un numero definito di tavoli, si avrebbe la possibilità di rendere Roma più ordinata, esteticamente piacevole, fornire un servizio preciso al cliente, senza la corsa tra un tavolo 'l'uno sopra l'altro'. E voi, cari amici, vi siete mai accorti di 'esservi seduti in un tavolino selvaggio'? Se desiderate continuare a seguirci, cliccate su 'Segui' in alto alla vostra sinistra e/o votate la news cliccando su una delle 5 stelle in alto a destra.