Da sempre il mancatoapporto energetico della carne in età pediatrica è considerata una nutrizionenon adeguata. A questo scopo i medici Zaffanello, Maffeis, Trespidì, Golinelli, Piccolie Pinelli hanno analizzato i valori energetici utilizzando il metodo dellastoria dietetica tramite la calorimetria indiretta su dieci bambini vegetarianidall'età dello svezzamento, più precisamente cinque latto-ovo vegetariani ecinque latto-vegetariani con un'età media di otto anni circa. Questi bambinisono stati rispettivamente comparati con un altro gruppo di controllo: dieci bambini di età simile con indice peso/altezza comparabile con quello di bambinivegetariani.
Gliapporti energetici hanno rivelato una differenza di almeno 65 chilocalorie inpiù per i bambini vegetariani rispetto al secondo gruppo preso in esame,esattamente 558 a 493 al giorno. Gli apporti proteici sono risultati minori neibambini vegetariani, ma superiore è stato il contributo dei lipidi, più precisamentedegli acidi grassi insaturi. L'apporto dei carboidrati e della vitamina B12,invece, è assolutamente comparabile fra i due gruppi; mentre un'altradifferenza sostanziale è emersa dall'assunzione di zuccheri semplici a favoredei vegetariani., così come l'apporto di fibre e di sali (calcio e ferro).
Ilrisultato finale ha visto un leggero dimagrimento del secondo gruppo di bambinirispetto al primo, sebbene presentino una minore massa grassa corporea.
Lamancata assunzione di carni dopo lo svezzamento, quindi, non sembra modificarein maniera negativa la crescita, anzi avvia i presupposti per un'alimentazionevegetariana anche in età successive.