La presenza di carne di cavallo non dichiarata sull'etichetta alcuni prodotti alimentari, non comporta di per sé rischi per la salute umana, che sarebbero comunque contenuti qualora fosse rilevata la presenza di residui del farmaco anti-infiammatorio fenilbutazone, a meno che non venga riscontrata una contaminazione microbica.
È questo il parere di Silvio Garattini farmacologo e direttore scientifico dell'Istituto Mario Negri di Milano, che invita a non creare allarmismi tra la popolazione. Le analisi avviate dal ministero della Salute sui campioni dei prodotti prelevati sono al momento in corso, ma, sostiene, "va detto che il pericolo per la salute umana sarebbe in ogni caso molto limitato".
La carne equina di per sé, osserva, "ovviamente non è nociva. In questo caso, però, non essendo stato dichiarato in etichetta il suo utilizzo, nasce ovviamente il sospetto che sia stata usata carne di cavallo non controllata o dopata, ovvero proveniente da cavalli destinati all'attività ippica". I rischi sarebbero tuttavia limitati, ha precisato Garattini, "poiché la quantità di carne equina impiegata in tali prodotti è molto limitata e, dunque, anche le eventuali tracce di farmaco che dovessero essere confermate sarebbero ugualmente in quantità minimali".
C'è tuttavia un altro aspetto da considerare, avverte il farmacologo: "Trattandosi di carne equina non controllata e non dichiarata in etichetta, rischi possono derivare anche dall'eventuale presenza di virus o prioni non rilevati. Un aspetto» conclude "da valutare".