La famiglia tradizionale composta da mamma e papà sdoganata come modello di famiglia in cui crescere: questo è il risultato di uno studio condotto che dichiara che questa non garantisce più come una volta la felicità del bambino che, differentemente da come si potrebbe pensare, riesce a crescere e vive sereno meglio in una famiglia monogenitoriale.

A giungere a questa conclusione è l'Istituto di ricerche britannico NatCen che, esaminando i dati di un progetto che è stato realizzato nel 2008 su quasi 12.300 bambini di sette anni nati fra il 2000 e il 2001, ha evidenziato che la composizione della famiglia non incide sulla condizione positiva di vita del fanciullo, ma influisce invece la qualità della vita relazionale della famiglia, comunque sia composta.

La tesi è stata confermata anche da una nota docente: Anna Rezzara pedagogista dell'Università Bicocca di Milano. Secondo la professoressa, il bambino necessita per la sua felicità di sicurezza e protezione, nonché di libertà di espressione e di sperimentazione e relazioni profonde con adulti e coetanei.

La famiglia tradizionale che prevede i due coniugi, oggi sempre meno presenti, viene sostituita da una famiglia che si sviluppa con ruoli e funzioni diversi, il bambino non per questo soffre della mancanza di uno dei due genitori. Secondo gli studi, infatti, l'esaudimento dei propri bisogni non per forza deve essere realizzato dalla famiglia classica. Secondo la professoressa importante è "la capacità di comunicazione fra l'adulto e il bambino e soprattutto la presenza del primo nella vita del secondo".

La ricerca è stata realizzata con la partecipazione di tre gruppi, uno composto dalla famiglia tradizionale con genitori biologici, uno da un genitore biologico e da uno acquisito e l'ultimo da una famiglia monogenitoriale.

Il dubbio sulla ricerca che possiamo porci è questo: si può valutare la felicità di un bambino con la sola risposta alla domanda "quanto spesso ti senti felice?". Che il responso sia positivo o negativo, lo studio ha dato risultati positivi per i single e può essere di monito per i genitori che vogliono fare valutazioni sulla propria famiglia.

Alla domanda, i bambini hanno risposto il 36% di essere "sempre felici" e il restante 64% "talvolta o mai". Nessuna differenza si è riscontrata nello studio condotto anche quando si inserivano nell'analisi altri fattori che riguardano il benessere del minore, esempio classe sociale o area geografica di residenza, mentre nella percezione di felicità di un bambino rileva più che il numero dei componenti il tipo di rapporto instauratosi coi genitori.

Con lo studio è stata quindi fatta chiara evidenza della necessità per i figli della vicinanza e di un buon dialogo e comunicazione con i genitori che spesso può anche essere impostato su base monogenitoriale; anzi, un genitore presente può anche essere più vicino al bambino di due.