Diagnosi veloci e visite on line, la telemedicina entra negli studi dei medici di famiglia facilitando, grazie a smartphone e tablet, l'assistenza ai pazienti che non possono muoversi da casa.

Sono queste le principali linee d'indirizzo approvate dalla recente conferenza Stato-Regioni in merito a prestazioni sanitarie a distanza, monitoraggio dei malati cronici e interventi d'emergenza in zone isolate.

Gli aspetti critici e le modalità di attuazione dell'accordo saranno studiate da un'apposita commissione tecnica che sarà "a costo zero", in quanto i sei componenti, tre designati dal Ministero della Salute e tre dalle Regioni, non riceveranno alcun compenso.

La novità è stata accolta con entusiasmo da Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, il sindacato dei medici di famiglia, secondo cui i medici italiani sono pronti a seguire l'esempio dei colleghi inglesi che già hanno avviato una sperimentazione in tal senso.

Le perplessità sulla telemedicina

Se da un lato è inevitabile che anche la professione medica, come tutte le altre, debba adeguarsi alla rivoluzione imposta dalle nuove tecnologie, non mancano le perplessità, non solo in merito all'efficacia delle diagnosi via Skype, ma anche sugli effettivi interessi che potrebbero muoversi dietro questa scelta.

Innanzitutto, per far funzionare il servizio, sono indispensabili dispositivi hardware e relative applicazioni web in grado di trasmettere informazioni video (ad esempio, le ecografie), audio (i suoni dello stetoscopio) e cartaceo.

Per tutto questo sarà inoltre necessaria una formazione sia degli operatori sanitari che dei pazienti potenzialmente interessati, in gran parte anziani con scarsa familiarità con le tecnologie.

Il tasso di crescita esponenziale del mercato mondiale della telemedicina contribuisce inoltre a far guardare con ulteriore sospetto ogni introduzione di novità in questo settore, anche alla luce degli ultimi scandali e dei dubbi sollevati sul rapporto medico-industria dal recente film "Il venditore di medicine".

L'impressione è che le snervanti attese negli studi medici siano ancora il male minore rispetto al rischio di vedere il nostro diritto alla salute ulteriormente prevaricato dalla logica del profitto.