Il Dl n.78/2015 approvato a fine luglio recepisce l’intesa con le Regioni prevedendo tagli da 2,35 miliardi di euro alla spesa sanitaria, che andranno dai 385 milioni della Lombardia agli appena 500mila euro della Campania. Tagli rigorosamente lineari da centrare seguendo le direttrici disegnate dal Patto per la salute. L’elenco delle prestazioni a rischio previsto dal DL della Lorenzin, contiene infatti ben 208 prestazioni di specialistica ambulatoriale non necessarie (su 1.700) che quindi non saranno più concesse a man bassa.
Per ciascuna patologia verrà quindi stilata una lista degli esami "appropriati" alla quale si dovranno attenere pedissequamente i medici.
La scure non risparmia nemmeno i medici dipendenti del SSN e i medici convenzionati che se non rispetteranno tali linee guida possono vedersi decurtata una parte del loro stipendio. Sono previsti anche tagli alla spesa farmaceutica per un risparmio di 308 milioni all’anno.
Inoltre per effetto dell’azzeramento dei ricoveri nelle strutture private con meno di 40 posti letto è previsto altresì un risparmio di 12 milioni, cui si aggiungono i 130 milioni che dovrebbero esser recuperati in seguito alla riorganizzazione della rete assistenziale.
I tagli alla sanità metteranno a rischio il diritto alla salute o sono veramente necessari?
Per rispondere a questa domanda è bene partire dall'obiettivo del pacchetto di misure appena approvato: la riduzione degli sprechi.
In totale tra il 2015 ed il 2017 il Governo conta di recuperare oltre 7 miliardi di euro. E questo è piu che giusto perché la spesa sanitaria in Italia è esorbitante. Le ragioni però non sono semplicemente riconducibili alle inutili prescrizioni (che sussistono e debbono essere eliminate), ma sono dovute anche ad una corruzione dilagante radicata ovunque, ad una mancata adozione dei costi standard per gli acquisti del materiale e dei servizi; e ad una pervasività della politica in sanità, resa possibile da Direttori Generali nominati con criteri di lottizzazione e di occupazione delle istituzioni da parte dei potenti di turno.
Molti professionisti del settore sono convinti che dietro il paravento virtuoso della lotta agli “sprechi” in realtà si rischia di penalizzare le fasce più deboli della popolazione che proprio perché non riuscirebbero (per motivi economici) ad accedere a quelle prestazioni che prima erano gratuite, rinunciano al diritto di farsi curare.
Il pericolo è una ulteriore riduzione della prevenzione sulle malattie, ed una fuga dei cittadini più ricchi verso le strutture private.
Sebbene gli investimenti in prevenzione sanitaria in Italia ammontavano infatti solo allo 0,5%, il recente provvedimento non sembra tener conto delle denunce di quegli stessi medici che continuamente ribadiscono la trascuratezza del Governo nel promuovere attività di prevenzione sanitaria.
Il diritto alla salute potrebbe esser tutelato anche puntando a servizi sanitari costruiti esclusivamente sui percorsi dei malati. Ciò consentirebbe loro di risparmiarsi file inutili, condizioni disumane agli sportelli di prenotazione o agli uffici ticket che sono del tutto eliminabili introducendo procedure informatizzate fin dall’inizio del percorso nello studio del medico di famiglia o nel poliambulatorio.