Al sale dell'Himalaya negli ultimi anni sono state attribuite proprietà e qualità al limite del prodigioso. Sarà anche vero che gli italiani, avendo il gusto dell'esotico, facilmente si lasciano ammaliare da prodotti, la cui lontananza suggerisce scenari ed immaginari da Mille e una notte. Tuttavia Dario Bressanini, un chimico molto noto e apprezzato sul web, sul suo blog Scienze ha demolito punto per punto le presunte proprietà mirabili di questo sale.

L'analisi del chimico Bressanini

Intanto partiamo dal nome. Il sale rosa non arriva dall'Himalaya bensì dal Pakistan, precisamente nella provincia del Punjab, si trova la seconda miniera di sale più grande del mondo, ma in realtà è situata a circa un centinaio di chilometri dalla catena montuosa.

In questa miniera di Kevra vi si estraggono circa 300mila tonnellate di sale ogni anno. Inoltre non è corretto definire questo sale come incontaminato: i sale marino non si ricava infatti solo per evaporazione dell'acqua del mare in quanto è sottoposto a un processo di raffinazione che lo priva di qualsiasi altra sostanza che non sia il cloruro di sodio. Detto in altri termini, tra il sale rosa e quello derivanti dai nostri mari inquinati alla fine non vi è alcuna differenza.

Il sale rosa dell'Himalaya, come qualsiasi altro sale, per il 98% è composto dal cloruro di sodio, per li restante 2% invece vi sono presenti sali di magnesio, calcio e potassio ed anche tracce di metalli pesanti, quali nickel e cadmio non utilizabili dall'organismo umano, e l'ossido di ferro, che conferisce questo caratteristico colore al sale.

Sale Himalaya: l'origine del mito

Ma quando nasce allora il mito del sale rosa dell'Himalaya? E' presto detto: circa una decina di anni fa tale Peter Ferreira, sedicente fisico, nel suo libro "Acqua e sale" annunciò in pompa magna che questo sale conteneva ben 84 oligoelementi preziosi per la nostra salute. Ma come stanno effettivamente le cose?

In realtà stando alla letteratura scientifica nel sale rosa sono presenti tra 10 e 20 di questi oligoelementi. Tuttavia piuttosto che di abbondanza si può parlare di carenza, in quanto manca lo iodio, un elemento molto utile tanto che viene aggiunto al comune sale da cucina, mentre il ferro non è presente in quantità significative.

Sono invece presenti, sia pure solo in tracce, elementi quali piombo, nichel, manganese, che se assunti in quantità superiore rispetto alle soglie limite possono anche avvelenare l'organismo o essere catalogati come cangerogeni. Insomma il grande credito di cui gode questo sale può definirsi il risultato di una moda salutista, che però non ha alcun fondamento e trova terreno fertile per la superficialità e faciloneria con cui talvolta ci si accosta a questi argomenti.