Il dottor Tonioni, psichiatra del Policlinico Gemelli, è il responsabile di un progetto di ricerca "La rabbia che non si vede", sostenuto dalla Comunità Incontro Onlus e dalla Fondazione Valuer.

Attraverso il suo lavoro, nell'Ambulatorio per la dipendenza da internet del Gemelli, Tonioni ha potuto constatare quanto sia proprio la rabbia ad essere il peso portante di tante psicopatologie, soprattutto durante il periodo adolescenziale.

Lo psichiatra spiega che non serve a nulla eliminare del tutto la rabbia che ogni individuo porta dentro di sé: questa energia violenta e inconsapevole deve avere un nome specifico e deve essere compresa, per poter essere trasformata in aggressività sana.

L'aggressività sana non è altro che una spinta positiva che induce a compiere azioni, a non mollare e a raggiungere i nostri obiettivi, così come fa un bambino quando impara a camminare per la prima volta, dopo la rabbia provata per colpa di numerose cadute. Ovviamente, per diventare sana, la rabbia deve essere canalizzata adeguatamente, e, soprattutto nei bambini, la presenza dei genitori deve diventare una guida utile a capire cosa può essere fatto, in che modo, e cosa deve essere assolutamente evitato. Tale progetto di ricerca non può prescindere da una domanda di base: quando siamo arrabbiati, che meccanismi scattano all'interno del nostro cervello?

Rabbia e cambiamenti nel sistema nervoso

Neus Herrero, ricercatore dell'Università di Valencia, ha dimostrato che quando ci arrabbiamo la frequenza cardiaca, la tensione arteriosa e la produzione di testosterone aumentano, mentre il cortisolo (l’ormone dello stress) diminuisce e l’emisfero sinistro del cervello diventa più stimolato.

Un'emozione di questa intensità porta profondi cambiamenti nel sistema nervoso autonomo, fautore del controllo della risposta cardiovascolare e dell'attività del sistema endocrino. In particolare, la maggiore stimolazione del cervello si ha nelle aree frontali e temporali di sinistra.

Lo studio

Sono stati coinvolti nella ricerca 30 volontari, ai quali sono state dette frasi che, nel quotidiano, scatenerebbero l'irritazione e reazioni di rabbia di chiunque.

Prima e dopo tale reazione, ai soggetti sono stati misurati i seguenti parametri: frequenza cardiaca, pressione arteriosa, livelli di testosterone, livelli di cortisolo, attivazione della simmetria del cervello e lo stato d'animo provato. Da una reazione emotiva neutrale, dopo l'esperimento, in questi soggetti è stata riscontrata una modificazione dello stato d'animo generale, a causa della frustrazione a cui sono stati sottoposti.

Tale modificazione è risultata visibile attraverso l'aumento della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa, del testosterone e la diminuzione del cortisolo. Per quanto riguarda l'attivazione cerebrale, è stato riscontrato un lavoro intenso dell'area frontale di destra e di sinistra: la prima è legata al provare emozioni negative, la seconda, invece, è implicata nella valutazione di emozioni positive.

Rabbia: tra vicinanza e voglia di fuga

Come può attivarsi una regione implicata nella valutazione di emozioni positive, in uno stato come la rabbia? Va posta, allora, una dovuta precisazione. La regione frontale destra è legata ad emozioni di ritiro, mentre la regione frontale sinistra è legata ad emozioni di vicinanza. Ciò va di pari passo con la considerazione che le emozioni negative portano a fuggire dallo stimolo spiacevole che le sta causando, mentre le emozioni positive inducono ad avvicinarsi in misura maggiore alla fonte di piacere.

La rabbia, però, viene vissuta come un'eccezione: è posta in una sfera negativa, ma richiede la vicinanza dell'agente irritante, per poter essere espletata. Questo perché quando ci arrabbiamo, la negatività dello stimolo passa in secondo piano: nell'individuo si accentua la tendenza innata ad avvicinarsi ad esso, per il tentativo di distruggerlo.

Far emergere la rabbia repressa

Dunque il progetto di Tonioni nasce proprio da questo motivo guida: evitare che la rabbia diventi un'ingiustificata esplosione di distruttività. Mettere il confine tra ciò che è normale e ciò che è patologico, può aiutare clinici e genitori in un tempestivo intervento, per evitare che i propri figli diventino vittime di isolamento sociale, cyberbullismo o tossicodipendenze.

Esprimere l'aggressività repressa riduce, quindi, il rischio di insorgenza di psicopatologie e fa bene anche alla salute fisica, prevenendo forme di cardiopatia ischemica in persone che potrebbero esserne predisposte.

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