Negli ultimi anni, l'olio di cocco è stato definito in diverse occasioni come un alimento in grado di contrastare diversi mali. Infatti, effettuando una veloce ricerca su internet, è piuttosto facile imbattersi in siti che si occupano di benessere che elogiano le proprietà di quest'olio vegetale, che sarebbe un ottimo rimedio per i capelli o per contrastare l'obesità.

In realtà, proprio di recente l'olio di cocco è finito al centro dell'attenzione in seguito ad alcune dichiarazioni rilasciate dalla ricercatrice Karin Michels, epidemiologa presso l'Harvard Th Chan School of Public Health, la quale ha definito l'alimento "veleno puro", a causa dell'alta concentrazione di grassi saturi.

Le affermazioni della ricercatrice

La studiosa è intervenuta all'Università di Friburgo (presso la quale dirige l'Istituto per la prevenzione e l'epidemiologia dei tumori), dove si è tenuta una conferenza che aveva come tema gli errori nutrizionali. La ricercatrice, nello specifico, ha affermato che l'olio di cocco contiene una gran quantità di grassi saturi (80%) che possono causare l'innalzamento del colesterolo "cattivo" Ldl e che, di conseguenza, rappresentano un rischio per il sistema cardiovascolare. Karin Michels ha definito l'alimento come "una delle cose peggiori che si possano mangiare", sottolineando che il livello di grassi saturi presenti nella sostanza supera anche quelli contenuti nel lardo.

Bisogna sottolineare che, all'interno della comunità scientifica, la studiosa non rappresenta una voce fuori dal coro: lo scorso anno, anche l'American Heart Association aveva messo in guardia dal consumo costante di olio di cocco, evidenziando i suoi effetti negativi sul colesterolo, e riportando che soltanto il 37% dei nutrizionisti era della stessa opinione, mentre tre quarti della popolazione statunitense lo considerava salutare.

Assenza di prove scientifiche sui benefici

Al contrario di quanto si possa pensare, non esiste alcuna prova scientifica che dimostri l'esistenza di benefici derivanti dall'assunzione di olio di cocco. Questo, in sintesi, è quanto riportato dalla British Nutrition Foundation, che ha suggerito di inserire l'alimento nella dieta solo in caso di un regime alimentare equilibrato e in piccole dosi, poiché contiene una quantità elevata di grassi saturi.

Come sottolinea il "Daily Mail", il consumo di quest'olio vegetale è cresciuto soprattutto a partire dai primi anni 2000, quando la Columbia University ha pubblicato i risultati di una ricerca sugli acidi grassi a catena media, rivelando che tutti coloro che avevano seguito un piano alimentare basato su questi acidi grassi saturi, avevano perso peso più rapidamente rispetto ad altri partecipanti allo studio.