Sla: un’importante scoperta è stata portata a termine dai ricercatori della Città della Salute di Torino insieme agli americani del National Institutes of Health di Bethesda. I suoi risultati rappresenterebbero una svolta estremamente importante che indurrebbe a far sperare nello sviluppo di nuove terapie e trattamenti per i milioni di pazienti affetti da questa patologia invalidante. Tre i possibili nemici responsabili dell’insorgenza della malattia che i ricercatori hanno individuato: il colesterolo 'cattivo' LDL, un’attività fisica molto intensa e il fumo di sigarette.

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Sla e colesterolo LDL: i risultati della ricerca

La stretta relazione tra l’insorgenza della sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e alcuni fattori scatenanti, primo trai quali il colesterolo cattivo, arriva dai ricercatori della Città della Salute di Torino che hanno, di recente, pubblicato i risultati del loro studio sulla rivista scientifica del settore ‘Annals of Neurology’. Lo studio attento dei ricercatori ha evidenziato che l’iperlipemia, cioè un aumento eccessivo di colesterolo nel sangue, è sicuramente da ritenere un fattore di rischio a livello genetico per l’insorgenza della malattia.

Ma dai risultati è emerso che anche il fumo gioca un ruolo importante insieme ad elevati livelli di attività fisica. In parallelo, invece, un’attività fisica più moderata e un livello maggiore di istruzione sarebbero risultati fattori protettivi. Per giungere a questi risultati, i ricercatori hanno utilizzato una tecnica di analisi estremamente innovativa, che ha permesso loro di analizzare 20.800 casi di SLA con più di 10 milioni di varianti geniche associate ad un'ampia gamma di caratteristiche fisiologiche della malattia.

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Si tratta dello studio genetico più ampio e approfondito mai condotto su questa problematica che apre, per la prima volta, la possibilità di agire attraverso piani clinici mirati e terapie preventive rivolti a gruppi ben definiti di pazienti affetti da Sla.

Sla: di cosa si tratta

La Sla è una patologia di tipo degenerativo che in modo progressivo colpisce i vari motoneuroni del cervello e del midollo spinale. L’interessamento di questo particolare tipo di motoneuroni determina la difficoltà che colpisce lentamente i pazienti che non riescono più a controllare il movimento volontario dei muscoli, quello degli arti, fino ad arrivare alla difficolta nel deglutire e respirare.

Attualmente non esiste nessuna terapia che possa in qualche modo rallentare o migliorare i sintomi della malattia. Diversi sarebbero i fattori finora conosciuti e associati al suo possibile sviluppo, come la presenza nel DNA di alcuni particolari geni, lo stile di vita, i traumi e l’attività sportiva.