La ricerca ha visto coinvolti ricercatori di due università romane, Tor Vergata e La Sapienza. Gli autori lo hanno anticipato pochi giorni fa con una review pubblicata su Journal of Molecular Sciences, primo nome Elena Campione. Ora arriva la conferma, con delle anticipazioni sulle agenzie di stampa. La lattoferrina potrebbe avere un'importante applicazione terapeutica nell'attenuare i sintomi e nel ridurre i tempi di recupero nei pazienti colpiti dal Coronavirus. Può essere somministrata per bocca ma anche per via nasale.

La ricerca è stata guidata dalla Prof.ssa Elena Campione, Prof. Luca Bianchi, Prof.

Massimo Andreoni, e dalla Prof.ssa Piera Valenti, quest'ultima anche membro del Comitato internazionale sulla lattoferrina (International scientific committee on lactoferrin).

Una componente dell'immunità innata

Lo studio seguito dai ricercatori delle due università romane Tor Vergata e La Sapienza si è concentrato su una glicoproteina, la lattoferrina. Una componente dell'immunità innata o naturale, ovvero quel sistema di difesa non specifico che si attiva immediatamente in caso di aggressione da parte di agenti patogeni. L'intuizione arriva dalla Prof.ssa Elena Campione, Associato della Uosd di dermatologia del Policlinico Tor Vergata. Come mai i bambini, anche quando sono contagiati dal virus, hanno sintomi decisamente più lievi rispetto agli adulti?

Su questo coronavirus, di ipotesi in giro se ne trovano diverse, ma quella su cui la Prof.ssa Campione si è voluta concentrare è proprio su questa glicoproteina - una proteina legata con degli zuccheri - che i bambini prendono con il latte.

Infatti, la lattoferrina è una sostanza presente in abbondanza nel colostro e nel latte materno, ma anche nel latte vaccino.

È rintracciabile in varie secrezioni delle mucose, come lacrime e saliva. Ha un'azione battericida, impedendo ai vari patogeni (virus, batteri, funghi) l'accesso nelle cellule dell'ospite. Ma la sua azione passa anche per una sua peculiare proprietà, la capacità di chelare/legare il ferro. Per questo è definita molecola siderofora.

Ad aprile, la stessa Prof.ssa Campione, insieme al Prof. Luca Bianchi, Ordinario e direttore della Uosd di dermatologia, e al Prof. Massimo Andreoni, Ordinario di malattie infettive del Ptv, hanno organizzato un team per iniziare uno studio clinico. Coinvolti sia pazienti Covid-19 asintomatici che pazienti con sintomi lievi (paucisintomatici) per valutare l'efficacia e la sicurezza della lattoferrina proposta in una innovativa formulazione liposomiale, da somministrare per via orale o via intranasale.

I risultati, almeno sulla base delle anticipazioni alle agenzie di stampa e alle dichiarazioni rilasciate dagli stessi ricercatori, sembrano promettenti. Questo primo studio, a livello nazionale, ha dimostrato che nei pazienti Covid-19 la somministrazione di lattoferrina non ha alcun effetto avverso, e in 12 giorni assicura una remissione dei sintomi clinici nei pazienti sintomatici.

Ulteriori 10-12 giorni e si arriva alla negativizzazione al tampone. Osservazioni confermate dagli esami ematici. Dati che saranno pubblicati a breve.

Membro del Comitato internazionale sulla lattoferrina

A questa squadra ha partecipato anche un team coordinato dalla Prof.ssa Piera Valenti, Ordinario di microbiologia dell’Università La Sapienza di Roma e membro del Comitato internazionale sulla lattoferrina. Il loro compito è stato quello di verificare la qualità, la purezza e l'integrità della lattoferrina utilizzata. Lo stesso gruppo ha verificato, in test in vitro, l'azione antivirale di questa glicoproteina evidenziando la sua capacità nel bloccare Sars-CoV-2 già nelle fasi iniziali, nell'interazione virus-cellula ospite.

In realtà, già nel 2011 un team di ricercatori cinesi aveva pubblicato un lavoro su PLoS One, primo nome Jianshe Lang, dove mettevano in evidenza il ruolo protettivo della lattoferrina contro Sars-CoV, grazie ad una interazione con dei proteoglicani di superficie, cosiddetti eparansolfati. Questa interazione sembrerebbe aspecifica e impedirebbe, direttamente e indirettamente, ai diversi virus di attaccare l'uomo e di entrare nelle cellule dellìospite. In questo quadro, è interessante segnalare che i pazienti affetti da Hiv hanno una carenza di lattoferrina e questo andrebbe a favorire la replicazione sia dell'Hiv umano che del citomegalovirus. Altri studi hanno dimostrato che questa sostanza contrasta lo sviluppo dell'infezione da Herpes simplex di tipo 1 e 2.

A tutto questo va aggiunto un aspetto non di secondaria importanza: essendo un integratore alimentare, la lattoferrina è facilmente reperibile sul mercato. Quindi, l'idea di prendere lattoferrina non solo in terapia ma anche in prevenzione, non è da scartare ma, come sempre quando si parla di Salute, prima di prendere qualsiasi prodotto meglio farsi consigliare dagli esperti, medici e farmacisti, in quanto molte lattoferrine commerciali sono disponibili in miscela con altri prodotti che, magari, con la Covid-19 non hanno nessuna relazione.

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