Il Ministero della Salute ha attivato misure di sorveglianza sanitaria per tutto il personale italiano, inclusi medici, infermieri, logisti e cooperanti, impiegato nelle aree della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda. Queste regioni sono attualmente interessate da un focolaio di Malattia da Virus Bundibugyo (BVD), una variante dell’Ebola per la quale non esistono né vaccini autorizzati né terapie specifiche approvate. Il provvedimento, firmato congiuntamente dalla Direzione Generale delle Emergenze Sanitarie e dalla Direzione Generale della Prevenzione, riguarda il personale di organizzazioni governative, non governative e cooperative impegnato in progetti di cooperazione internazionale nelle zone colpite.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è stata allertata il 5 maggio 2026 riguardo a un’epidemia ad alta mortalità nella zona sanitaria di Mongbwalu, provincia di Ituri, nella RDC. Il 15 maggio, l’Istituto nazionale di ricerca biomedica di Kinshasa ha confermato la presenza del virus Bundibugyo in otto campioni su tredici analizzati. Nello stesso giorno, il Ministero della Salute congolese ha dichiarato ufficialmente la diciassettesima epidemia di Ebola nella storia del paese. Il contagio ha già varcato i confini nazionali: l’Uganda ha confermato un caso importato dalla RDC, un cittadino congolese deceduto a Kampala. Il 16 maggio, il Direttore generale dell’OMS ha dichiarato l’epidemia emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC), ai sensi del Regolamento Sanitario Internazionale.

Misure di sorveglianza per i cooperanti italiani

La circolare ministeriale stabilisce una serie di adempimenti precisi per il personale in partenza o di rientro dalle zone a rischio. Le organizzazioni, sia governative che non, sono tenute a trasmettere al Ministero della Salute, almeno 48 ore prima della partenza dalla zona affetta, una dichiarazione sanitaria per ciascun cooperante. Questa deve essere firmata dal responsabile medico dell’organizzazione o, in sua assenza, dal legale rappresentante. Al rientro in Italia, i cooperanti saranno sottoposti a screening sanitario presso gli uffici USMAF-SASN (Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera), che include la misurazione della temperatura corporea e la compilazione di una scheda anamnestica.

Chi rientra con mezzi diversi dall’aereo, treno, autobus o auto propria dovrà rivolgersi alla ASL di riferimento. Anche il personale che non abbia riportato esposizioni dirette nei ventuno giorni precedenti il rientro sarà comunque sottoposto, in via cautelativa, alla sorveglianza prevista per i contatti a basso rischio.

Il Ministero della Salute ha inoltre richiesto al Ministero degli Affari Esteri di trasmettere ufficialmente la circolare a tutte le organizzazioni operanti nelle aree affette. Ha anche invitato le compagnie aeree a segnalare tempestivamente agli uffici USMAF qualsiasi situazione a bordo che possa far ipotizzare un caso sospetto di malattia infettiva, provvedendo alla raccolta dei Passenger Locator Form per garantire la tracciabilità dei contatti.

L’OMS, nel frattempo, raccomanda agli Stati membri di non chiudere i propri confini né imporre restrizioni generalizzate ai viaggi, ma di garantire informazioni accurate ai viaggiatori diretti nelle aree a rischio e di facilitare l’evacuazione e il rimpatrio degli operatori esposti al virus.

Caratteristiche del virus Bundibugyo e l'azione dell'OMS

Il virus Bundibugyo, responsabile dell’attuale focolaio, presenta un tasso di letalità stimato tra il 30% e il 50%, basato sulle due precedenti epidemie documentate. A differenza di altri ceppi dell’Ebola, non dispone di vaccini né cure specifiche approvate, rendendo l’intervento precoce di supporto clinico l’unica arma attualmente disponibile. L’OMS, in quanto agenzia specializzata delle Nazioni Unite per la salute pubblica, coordina la risposta internazionale alle emergenze sanitarie e fornisce raccomandazioni agli Stati membri per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive.

L’OMS ha il compito di monitorare la diffusione delle epidemie, supportare i sistemi sanitari nazionali e promuovere la cooperazione internazionale per la gestione delle emergenze sanitarie. In situazioni di emergenza come quella attuale, l’OMS emette raccomandazioni operative per gli Stati membri, come la gestione dei viaggiatori e il rafforzamento della sorveglianza sanitaria alle frontiere.