Finora sono stati segnalati otto casi, inclusi tre decessi, nell’ambito del focolaio di hantavirus: lo ha dichiarato il direttore generale dell’OMS Tedros Ghebreyesus nel corso di una conferenza stampa, secondo quanto riportato dalla Bbc.

Di questi, cinque sono casi confermati mentre tre risultano ancora sospetti. Il Regno Unito, ha aggiunto Ghebreyesus, ha notificato sabato scorso all’Organizzazione Mondiale della Sanità la presenza di un “focolaio” di passeggeri con sintomi respiratori a bordo di una nave da crociera.

Il direttore generale ha spiegato che, nelle precedenti epidemie, la trasmissione dell’hantavirus tra esseri umani è avvenuta solo in presenza di un “contatto prolungato”, circostanza che, secondo le valutazioni iniziali, sarebbe stata riscontrata anche in questo caso.

Tedros ha inoltre riferito che l’OMS è al corrente di ulteriori segnalazioni relative a persone con sintomi compatibili che potrebbero essere entrate in contatto con i passeggeri, precisando che l’organizzazione è in contatto con le autorità competenti. Considerando che il periodo di incubazione della malattia può arrivare fino a sei settimane, non si esclude la possibilità che vengano registrati nuovi casi.

Nonostante la gravità della situazione, l’OMS ha comunque affermato di “valutare il rischio per la salute pubblica come basso”.

Il virus spiegato dall'Oms

Sul sito dell'OMS, si legge: la trasmissione degli hantavirus all’uomo avviene principalmente attraverso il contatto con urine, feci o saliva contaminate di roditori infetti.

L’infezione può verificarsi anche, seppur più raramente, a seguito del morso di un roditore. Attività che comportano il contatto con questi animali o con ambienti contaminati — come la pulizia di spazi chiusi o poco ventilati, il lavoro agricolo e forestale o il soggiorno in abitazioni infestate da roditori — aumentano il rischio di esposizione.

Ad oggi, la trasmissione da uomo a uomo è stata documentata solo per il virus Andes nelle Americhe e rimane un evento raro. Nei casi registrati, il contagio tra persone è stato associato a contatti stretti e prolungati, in particolare tra conviventi o partner intimi, e sembra verificarsi soprattutto nelle fasi iniziali della malattia, quando la capacità di trasmissione del virus è maggiore.