Nel campionato italiano di calcio la Juventus, attuale capolista, è sotto i riflettori dei mass-media per il proprio modello di gioco. Infatti, la squadra bianconera si distingue sempre per un'ottima organizzazione e per la mole di occasioni da goal a fronte di una bassa percentuale realizzativa. Gli addetti ai lavori hanno già sentenziato che c'è bisogno di un “top player”, cioè di un giocatore capace di fare la differenza sotto porta. Questo è il dilemma che il calcio moderno si pone: puntare sulle individualità o sulla coralità?

Attualmente il gioco del pallone ha assunto una connotazione molto fisica, perciò le squadre hanno bisogno di essere al top della condizione atletica per tutta la stagione.

Contemporaneamente è necessario possedere una perfetta organizzazione di gioco, in modo che difesa e attacco si confondano. Capita spesso di vedere un centrocampista salvare un goal nella propria area e nell'azione successiva concludere a rete. Questo è il calcio al mondo d'oggi.

Come detto in precedenza, la preparazione fisica riveste un ruolo fondamentale, ma è impossibile mantenerla costante per l'intero arco annuale. I cali di prestazione avvengono in modo naturale. In questi casi emergono le qualità dei singoli, in particolare degli attaccanti. Di conseguenza, avere come punta o ala un giocatore capace di risolvere la partita con uno spunto individuale è un valore aggiunto.

Ma da soli i giocatori contano poco.

Gli esempi sono molteplici. Tutti gli appassionati di calcio hanno negli occhi lo stupendo goal in rovesciata di Zlatan Ibrahimovic nella partita Svezia-Inghilterra. Lo svedese, secondo giocatore più pagato al mondo con i suoi 14 milioni di euro, è capace di “fare reparto” da solo, risolvere le partite e segnare una valanga di goals. I trofei vinti, però, sono ben pochi rispetto alla qualità: nessuna Champions League, ma solo una supercoppa europea e un mondiale per club con il Barcellona nel 2009. Per non parlare della nazionale dove il suo talento può essere paragonato a un’oasi nel deserto.

Nell'anno delle vittorie Ibrahimovic ha fatto coppia d'attacco con Lionel Messi, altro fuoriclasse indiscusso.

Al contrario dell'attaccante svedese il funambolo del Barca ha conquistato molti trofei di club: 3 Champions League, 2 supercoppe europee e 2 mondiali per club. Ma nella nazionale argentina non è mai riuscito a mostrare le sue capacità. Un giocatore capace di infrangere qualsiasi record realizzativo con una media di 54 goals nelle ultime 4 stagioni. In una squadra ricca di stelle e più volte partita con il ruolo di favorita, non è mai riuscito ad esprimersi suscitando molta frustrazione nei suoi tifosi.

Nel campionato spagnolo Messi si è più volte confrontato con Cristiano Ronaldo del Real Madrid. Infatti, nel 2009 è passato alla corte dei cosiddetti “galacticos” dal Manchester United. Le sue doti realizzative sono sensazionali: in 3 stagioni ha raggiunto la fenomenale quota di 144 goals.

I numeri parlano da soli. Ma dal trasferimento in terra spagnola non ha più conquistato nessun trofeo di squadra, mentre in precedenza aveva vinto una Champions League e un mondiale per club. Nella sua nazionale, il Portogallo, non è mai stato assistito in modo opportuno dai propri compagni ed è rimasto all'asciutto di trofei. Tutti questi esempi ci fanno capire come il calcio sia ancora un gioco di squadra, ma l'avere al fianco un fenomeno come Ibrahimovic, Messi o Ronaldo può cambiare il risultato a proprio favore in qualsiasi momento della partita.