Parlando di razzismo nel suo paese una volta il reverendo Martin Luther King Jr. ebbe a dire che sognava la possibilità per i suoi quattro bambini di poter vivere un giorno in una nazione dove non sarebbero stati giudicati in base al colore della loro pelle ma in relazione al loro carattere, alla loro bontà ed onestà, alle loro capacità. Da allora ad oggi nel mondo sono stati compiuti passi da gigante nella lotta al razzismo: il presidente USA è un nero e lo è stato per tanti anni anche il segretario generale dell’ONU.
In attesa del primo Papa colored della storia, c’è un piccolo mondo che mantiene ancora in auge la miseria di quel pensiero che teorizza la superiorità della razza bianca sulla nera: quello di certa tifoseria calcistica poco avvezza ad innamorarsi di talenti pedatori quando il livello dell’abbronzatura passa il livello di guardia.
È così accaduto che durate l’amichevole giocata mercoledì 2 fra la Pro-Patria e il Milan, una piccola frangia della tifoseria di Busto Arsizio, una quarantina appena sugli oltre duemila presenti rumoreggiasse e inveisse quando uno dei quattro giocatori neri del Milan in campo toccava il pallone: Boateng, Emanuelson, Muntari e Niang hanno dovuto resistere alla tentazione di lasciare il campo però solamente per 26 minuti. Trascorso questo breve lasso di tempo corrispondente alla prima metà del primo tempo, difatti, è l’intera squadra milanista ad aver abbandonato il campo per solidarietà con i compagni.
Il primo ad abbandonare il terreno di gioco è stato Kevin Prince Boateng stanco degli insulti e dei cori di scherno relativi alla sua vita privata.
A quel punto il capitano Massimo Ambrosini ha deciso di far uscire tutta la squadra dal campo. In realtà Allegri aveva già in precedenza chiesto al direttore di gara Benassi di sospendere l’incontro, ma questi non se l’era sentita di prendere una decisione così drastica.
I responsabili dell’inqualificabile comportamento verranno identificati tramite i filmati a disposizione e verranno puniti dal Daspo con il divieto di accesso a manifestazioni sportive. Strano a dirsi ma è la prima volta che una partita di calcio in Italia viene sospesa per ululati e cori razzisti: eppure non è certamente la prima volta che ciò accade, ed è accaduto anche su palcoscenici ben più importanti di quello rappresentato da una amichevole infrasettimanale in attesa della ripresa del campionato.
L’allenatore dei rossoneri Massimiliano Allegri si è detto dispiaciuto ed amareggiato per l’episodio che ha visto vittime i suoi quattro giocatori ed ha confermato la bontà della scelta fatta di non rientrare in campo dopo l’interruzione, per una questione di rispetto non solo verso i suoi quattro giocatori, ma nei confronti di tutti gli altri giocatori di colore di qualsiasi serie.
“Bisogna smetterla con questi gesti incivili – ha aggiunto Allegri - l'Italia deve diventare più civile ed anche un po' più intelligente. Ci dispiace per le famiglie ed i bambini che erano venuti qui per godersi la splendida giornata di sport e sole. Speriamo di aver dato un segnale che abbia un seguito, qualora atti del genere dovessero ripetersi in qualsiasi campionato. Ci scusiamo ma speriamo che questi eventi incivili non capitino più”.