Quando c'è l'Italia in campo il tifo tricolore lascia che la bilancia penda sempre da un lato. Ma appendere Federer all'album dei ricordi più belli di Andreas Seppi, come fosse un qualificato e non l'ultimo dei campioni, lascia in bocca l'amaro dello spettacolo che non digerirai da qui alla fine dello Slam australiano. Sempre che lo spettacolo non decida di farlo Seppi già al prossimo turno, contro il padrone di casa Kyrgios.

La spinta all'attuale ranking n. 46 dell'altoatesino (best ranking n. 18 a gennaio 2013) è poca cosa rispetto all'impresa che lo stival-Tennis può celebrare: solo Filippo Volandri a Roma nel 2007, in un momento di grazia e sul suo terreno preferito, quella stessa terra rossa un po' indigesta al campione, può vantare nel suo palmares questo scalpo eccellente, prezioso almeno quanto quello del generale Custer nella disfatta del Little Bighorn o del Corvo Rosso nell'omonimo film di Sydney Pollack.

Altri due azzurri ci sono riusciti, in realtà, ma Federer al tempo non era ancora Re Roger.

La voglia di veder vincere un italiano, sempre ben riposta e mal celata, è direttamente proporzionale al dispiacere di interrompere una possibile cavalcata trionfale di Federer, da cui è lecito aspettarsela ad ogni Slam che si presenti, soprattutto all'Australian Open, vinto ben 8 volte (il doppio rispetto al Roland Garros ed agli US Open).

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Andreas Seppi, capelli al vento e dritto a sventaglio, interrompe una striscia lunga quindici anni (ottavi sempre raggiunti da Federer) ed una sequela di 10 sconfitte nei suoi confronti, fermatasi alla doppia cifra.

Pur vaccinato ad imprese del genere avendo in bacheca anche lo scalpo dell'allora n.2 Nadal (Rotterdam 2008) e qualche ciuffo del n.1 Djokovic agli ottavi del Roland Garros 2012 (memorabile sconfitta al quinto set, novità quasi assoluta per lui, dopo aver dominato i primi due), la vittoria odierna è la più prestigiosa perché colta, del tutto inaspettatamente, sul profetico prato blu del plexicushion, il materiale di cui è composta la superficie di gioco dal 2008, dove Federer è statisticamente in semifinale dal 2004.

Come il giardino di casa sua.

La partita vibra sul filo del punto a punto (145 a 144 per Federer alla fine) senza che il campione dia mai la sensazione di entrarci dentro. Ed anzi il diritto capolavoro sul match point di Seppi è solo il corollario dei due tie-break vinti in rimonta (da 1-4 il primo e da 1-3 il secondo), con una padronanza del campo che è lecito aspettarsi anche nel proseguo del torneo.

Una nota finale per gli appassionati. Il tennista azzurro, da buon altoatesino praticante di sci e da buon italiano praticante di calcio, dal 2005 risiede stabilmente nella top 100 mondiale, e dal 1995 mantiene saldamente il connubio tecnico con il coach Massimo Sartori, il cui segreto a detta di quest'ultimo è 'Io rispetto il giocatore, lui l'allenatore'.

Non rispettando la statistica in cui Seppi si è intromesso, gli auguriamo di essersi impossessato con la vittoria dello spirito vincente del suo avversario e di seguirlo in fondo ai traguardi cui ci ha abituato.

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