Roger Federer e Wimbledon, una storia infinita. Nel 2003 il Tennis trovò il suo nuovo padrone, un ragazzino svizzero, di Basilea, poco più che ventenne e dal capello lungo, raccolto in un improbabile codino. Se l'estetica, forse, lasciava un po' a desiderare, il talento puro che sfociava dalla sua racchetta e dal suo gioco vintage, lasciava tutti a bocca aperta, portandolo ad alzare il trofeo più ambito dopo una finale senza storia contro l'australiano Philippoussis, demolito tre set a zero.

In tutto il torneo, l'appena incoronato King Roger, perse solo un set.

Sono passati dodici anni e Federer è ancora lì, pericoloso su ogni tabellone. Perché con lui, nonostante la carta d'identità, non si sa mai, soprattutto sull'erba, dove è ancora il più forte di tutti. Gli anni sono 33 (34 ad agosto), ma non intaccano troppo quel suo gioco danzante, goduria per gli occhi anche dei non addetti ai lavori.

Serve&volley, chipand charge, gioco a rete, back tagliatissimi e velenosissimi: questo è Federer, questo è il vecchio tennis e per qualcuno il tennis con la t maiuscola.

I tempi cambiano e, come per tutti gli sport, la forza fisica e l'atletismo la fanno ora da padroni anche su quel rettangolo. Federer è l'ultimo sopravvissuto, l'ultimo esponente di una corrente romantica che riesce a sopravvivere - e a giocare ad alti livelli - tra avversari sempre più bombardieri, sempre più muri di gomma.

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Era il 2012 quando l'elvetico vinse il suo ultimo Wimbledon. Murray, che lì avrebbe vinto un mese dopo le Olimpiadi di Londra (proprio contro Federer) e l'anno seguente contro Djokovic, si inchinò tre set a uno. Gli slam di King Roger sono diciassette, che si sa essere numero da far storcere il naso. Non sarebbe male diventassero pari. L'anno scorso giocò eroicamente contro Djokovic, perdendo al quinto set dopo ore entusiasmanti per noi ed estenuanti per loro.

Il tempo non perdona e anche per un dio come lui, di occasioni non ce ne sono più (tante). Questo Wimbledon sembra servito su un piatto d'argento: fuori Nadal (comunque non una sorpresa), Nole poco convincente e un Wawrinka come possibile avversario sul centrale per la finale. Nel mezzo Simon e Murray, beniamino di casa, ma con tutta la pressione addosso.

Per chi segue il tennis, per chi ama il tennis, per chi tifa Roger (o gli tifa anche contro), nulla di meglio che una nuova finale su quel tappeto verde, che un nuovo capitolo di un libro già meraviglioso, che potrebbe veder scritta la sua pagina finale.

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