Non sappiamo come in futuro la gara anomala del MotoGP 2016 in Argentina verrà ricordata, se per la pista bagnata però anche asciutta ma non abbastanza, per gli pneumatici buoni per sola mezza gara e non di più, per i salti tra prima e seconda moto da cambiare obbligatoriamente con relativa sorpresa oppure se per il botto finale in casa Ducati. Qualunque sia il punto di vista, almeno il copione per uno spettacolo pirotecnico con tanto di botto finale è stato rispettato; va detto che l'autoeliminazione dei piloti Ducati ha in un solo colpo tolto a Dovizioso la possibilità di essere quasi in testa al mondiale, alla casa Ducati di primeggiare in classifica costruttori e in compenso ha regalato alla Yamaha di Rossi un podio ormai perso.

Le mosse dell'azienda

A parte lo spettacolo ci chiediamo però: può tutto questo essere accettabile per un'azienda come Ducati (che alle spalle ne ha una ben più significativa in termini di dimensioni) senza che si debbano prendere delle contromisure drastiche?

Non è un segreto che ci possa essere un accordo con Jorge Lorenzo (che peraltro è scivolato ancor prima di cambiare moto) per il prossimo anno e che quindi gli equilibri all'interno del Team possano mutare radicalmente ma adesso, a stagione appena iniziata, con tutto il lavoro del “magico” Dall'Igna da mettere a frutto e da sviluppare, ora che la GP16 sembra davvero mostrare un potenziale interessante dopo mesi di test e lavoro intenso, possiamo accettare che tutto questo venga gettato alle ortiche in modo così “garibaldino”?

Certo tutti possiamo sbagliare, sbagliamo, soprattutto quando andiamo al limite delle nostre possibilità; certo il problema non è nell'errore in sé, piuttosto comune, quanto nelle motivazioni e nell'atteggiamento con cui si affronta un lavoro professionalmente. Tutti continuano a ripeterci che spesso i piloti quando chiudono la visiera non ragionano più, che il primo avversario è il compagno di squadra, ma questi sono dei professionisti, non possono permettersi di fare errori simili in quello specifico contesto.

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Un professionista all'ultima curva dovrebbe pensare non solo a se stesso, ma anche alla squadra; se la manovra di Iannone fosse andata a buon fine, il Team non avrebbe guadagnato alcunché, secondo e terzo gradino del podio, invece andando storte le cose la differenza è stata drammatica. Come in molti hanno notato, il Dovi è stato incolpevole, forse la sua unica colpa è stata quella di contrastare i sorpassi del compagno di squadra contribuendo a creare quel clima di aperta sfida per il rinnovo contrattuale.

Per fortuna nessuno si è ferito nell'incidente. Alla fine abbiamo visto comunque un gran mezzo tecnico che certamente può ambire a ben più elevati traguardi.

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