Peter Sagan come Gianni Bugno e Paolo Bettini. Il fenomeno slovacco ha conquistato il suo secondo Campionato del Mondo di ciclismo su strada consecutivo, come solo i due campioni azzurri avevano saputo fare negli ultimi trent’anni. Ma nonostante un trionfo da leggenda del ciclismo, Sagan nell’immediato dopo corsa ha tenuto un profilo molto umile nell’analisi della corsa. Il campione slovacco ha ammesso di aver avuto anche un po’ di fortuna per costruire questo secondo successo iridato.
Sagan, ultimo ad entrare nel ventaglio
La svolta dei Mondiali di ciclismo di Doha è avvenuta nel deserto, quando la corsa ha dovuto fare i conti con il vento laterale.
Il Belgio ha spezzato il gruppo con un’azione da manuale e nel ventaglio formato da Boonen e compagni hanno trovato posto solo una ventina di corridori. Tra questi si è agganciato anche Peter Sagan insieme a tutti e due i compagni della nazionale slovacca al via di questi Mondiali, il fratello Juraj e Michal Kolar. “Quando il vento ha spezzato il gruppo sono stato l’ultimo ad entrare nel gruppo di testa” ha spiegato Sagan, che poi ha perso il fratello nelle concitate fasi successive. “Era con noi, ma dopo essere andato a prendere l’acqua è rimasto staccato” ha raccontato il campione slovacco. Sagan ha contato comunque su un eccellente, ed anche inaspettato in questa misura, supporto di Michal Kolar, protagonista nei km finali nel tirare a lungo il gruppo.
Una volata da brividi
Sagan si è poi districato alla grande, come suo solito, nello sprint finale. Ha aspettato che gli azzurri lanciassero lo sprint, per poi sorpassare Nizzolo con una manovra da brividi, in un piccolo spazio alle transenne, mentre Cavendish ha perso l’attimo decisivo passando dall’altro lato e venendo rallentato da Matthews. “Sono stato fortunato perché Nizzolo non ha chiuso lo spazio quando stavo arrivando” ha spiegato Sagan “Se l’avesse fatto saremmo caduti perché io non avevo nessuna intenzione di frenare. Sono molto felice, è incredibile, sono ancora sotto shock!”.