Fatica, fortuna, testa, cuore, gambe, lucidità... e potremmo continuare per un po', ma difficilmente riusciremmo ad elencare tutti gli infiniti ingredienti che devono miscelarsi perché si vinca una Parigi-Roubaix. Un'idea abbastanza valida, tuttavia, può giungere da chi la regina delle classiche l'ha già vinta.

Partiamo da Mathew Hayman, ultimo trionfatore nel velodromo.

Mathew Hayman: 2016

"Una cosa fondamentale è conoscere in maniera dettagliata ogni singolo settore di pavé, ogni minima insidia del percorso, ma non è semplice, non ci si può sedere a tavolino ed analizzare il percorso sulla carta, bisogna "viverlo"; col Giro delle Fiandre è più semplice perché quelle strade vengono percorse più volte durante l'anno, mentre in Francia si corre solo per la Roubaix ed occasionalmente durante il Tour e l'unico modo per analizzare il percorso è effettuare ricognizioni.

Conoscere il percorso consente di gestire al meglio le energie, se sei sempre consapevole di dove ti trovi sai quali pericoli stai per affrontare, quando andare a tutta e quando tirare il fiato.

Una cosa fondamentale è prendere in testa ogni settore di pavé per evitare di restare coinvolti in cadute di gruppo rischiando di compromettere tutta la gara. Lo scorso anno ero in fuga e sono riuscito a risparmiare tante energie evitando gli sprint per prendere in testa ogni settore. Quelle energie mi sono valse una Roubaix." Tom Boonen: 2005,2008,2009,2012

"La Roubaix non si programma"

"La Roubaix non si programma, non sei tu a decidere quando e come attaccare, quel momento arriva e tu puoi coglierlo o non coglierlo.

Trascorri del tempo a studiare gli avversari, a scrutarli, ma sai che quando ti sentifinito, senza gambe, quasi morto, beh... sono quasi morti anche loro.

L'importante non è fare la scelta giusta, ma riuscire a sfruttare al meglio ogni evento nel migliore dei modi. L'ideale sarebbe avere sempre tutto sotto controllo, ma ciò non è sempre possibile.

Se al Fiandre attacchi ai meno sessanta sei un folle, qui no, puoi giocarti le tue carte da solo ed avere ragione; credo sia l'unica gara in cui puoi vincere con azioni del genere.

Fondamentale è considerare anche da chi verrai inseguito, quanti compagni hanno i tuoi avversari e come potrebbero rispondere.

Qui serve fantasia, non puoi mai fare la stessa cosa per due anni consecutivi."

John Degenkolb: 2015

"Dire che si deve far di tutto per risparmiare energie potrebbe essere banale, ma in fondo è un’aspetto fondamentale. D’altra parte non è facile, devi essere sempre all’erta, muoverti bene nel gruppo cercando sempre la posizione migliore. Non devi fare calcoli, quando partono i favoriti devi andargli dietro, se perdi il treno difficilmente riesci a raggiungerlo e qualora ci riuscissi avresti poche energie per lo sprint finale.

Lo sprint nel velodromo sembra quasi uno sport differente, hai una bici per niente aerodinamica, meno reattiva, con tubolari più larghi, a pressione minore. Praticamente sprinti con un trattore e le gambe non sono fresche come prima di uno sprint canonico…

Inoltre allo sprint bisogna arrivarci, perché se nel gruppo c’è qualche finisseur potrebbe fare di tutto per provare ad allungare prima del velodromo.

Quando entri lì dentro la sensazione è indescrivibile, ma non riesci a goderti quelle emozioni, badi solo a non farti ingabbiare e a spingere a tutta verso il traguardo."

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