Era da alcuni anni che il suo nome veniva posto sotto la lente dagli esperti. In tanti, senza scivolare nella classica enfasi pleonastica, avevano iniziato ad intravedere in lui la stoffa del campione. Assecondando tutta la prudenza del caso, costoro si erano prodigati nel prefigurare un futuro dagli esiti luminosi per Filippo Tortu, sulla scia dei big del passato, con la viva speranza che a tali premesse sarebbero, un giorno non proprio lontano, seguiti i fatti. Non sono stati in pochi quelli che addirittura, alla luce delle recenti splendide performance (in primis quella del Golden Gala di Roma), hanno cominciato a scorgere nel giovane velocista prodromi inequivocabili di una carriera degna delle grandissime star, quelle che, per intenderci, hanno fatto epoca, un po' come il connazionale Pietro Mennea.
Un record storico
Un accostamento arduo, da far tremare le gambe, certo, ma che la dice lunga sulle qualità del velocista lombardo che proprio ieri notte, nel Meeting di Madrid, ha dimostrato che tali paragoni non erano poi così azzardati ed improbabili. Nella gara dei 100 metri piani, infatti, Tortu si è idealmente lasciato alle spalle proprio il suo “antesignano”, migliorando, dopo quasi quarant'anni il primato italiano dell'eroe di Barletta, fermando il cronometro su un eccellente 9''99. Con questa grandissima prestazione (fra le migliori all time in ambito continentale) Tortu, a quanto pare, ha urlato ai quattro venti di essere il degno epigono di “don” Pietro (al quale molti non avevano esitato ad accostarlo sin dai primi “vagiti” agonistici”) e, pertanto, potrebbe ripercorrerne adagio le orme, diventando magari il più grande atleta bianco di sempre.
Un futuro da sogno
Diventando il primo italiano a scendere sotto i dieci secondi, l'atleta delle Fiamme Gialle sta perciò persuadendoci di aver finalmente trovato il tanto agognato missile della pista che attendevamo invano (quasi con spirito di rassegnazione pessimistica) da tempi non sospetti, per un record, il suo, che emigra dal semplice riscontro cronometrico, trasvolando in una simbologia che rimanda a contenuti grondanti di storia e di leggenda.
Quella leggenda che, prossimamente, il cento-duecentometrista azzurro potrebbe riscrivere a caratteri cubitali, sconfinando dai limiti nostrani, spingendosi, chissà, in una circoscrizione europea, se non addirittura mondiale, sulla scia dei miti d'altri tempi.
Il paragone con Mennea
Forse qualcuno potrà accusarci di vaneggiare e potrà dire che il paragone con Mennea sia esagerato, ma urge ricordare che alla sua età solamente i mostri sacri della pista sono riusciti a registrare prestazioni così imponenti.
Tortu, infatti, ha da pochi giorni spento le venti candeline ed ha ancora enormi margini di miglioramento che potrebbero issarlo molto più in alto. Accostare il nome di Tortu a quello di gente come Mennea potrebbe dunque non essere un'eresia, bensì un modo a dir poco idoneo per calibrarne la statura ed indagarne le potenzialità, per un giovane che sembra avere i presupposti per lasciare un'impronta indelebile nella storia dell'atletica italiana (e non solo). Uno sport che, per tornare a signoreggiare rinverdendo i fasti d'antan nel Belpaese, ha bisogno più che mai di ragazzi come lui. Se sarà un'insignificante meteora o una stella destinata ad imprimersi nel firmamento dello sport, facendo sognare le nuove generazioni, lo sapremo presto. Come si dice in questi casi: al tempo l'ardua sentenza.