Roger Federer ritrova il bel Tennis, non che lo avesse improvvisamente perso, ma di certo le sue prime due partite non erano state convincenti. Contro Dan Evans è stato perfetto, l'avversario non è mai entrato nel vivo del match subendo 'la legge del re'. Lo score di 6-2 6-2 6-1, dunque appena cinque giochi lasciati al 29enne britannico in 1h e 20', testimonia ciò che si è visto nella terza fatica di Federer a Flushing Meadows.

Con questo successo accede dunque agli ottavi di finale dove affronterà David Goffin. Rilassato e sorridente, Roger si presenta in conferenza stampa consapevole di aver disputato un bel match e di non aver lasciato ombre, stavolta, sulla sua competività sul cemento americano. Quelle ombre che si erano addensate dopo la sua precoce uscita di scena a Cincinnati e dopo due match tutt'altro che esaltanti ai primi due turni dei US Open.

'Condizioni più veloci, mi sono trovato meglio'

Nel corso dell'ultimo match giocato al coperto a causa del maltempo, Federer aveva lamentato la lentezza della superficie ed anche una sorta di 'sensazione claustrofobica' nel giocare al chiuso. Adesso c'era il sole su New York ed ha baciato il suo tennis scintillante. "Ho giocato un bellissimo tennis sotto un cielo splendido", è stata la sua prima dichiarazione a caldo concessa al cronista di ESPN.

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In conferenza stampa ha poi evidenziato ciò che conta davvero in questo momento. "Ho passato il turno ed i primi due match non contano, si ha sempre la possibilità di far meglio ed oggi l'ho fatto giocando un buon tennis per tre set di fila". Ha ammesso di non essere partito forte, volontariamente. "Sono stato attento a non spingere troppo perché Daniel è un tennista che ti può indurre all'errore.

Però le condizioni erano più veloci rispetto alle prime partite e mi sono trovato sempre meglio. Alla fine le cose di cui ho bisogno sono servizio e dritto, se li colpisco nel modo giusto il punto è finito".

'Noi giocatori non decidiamo un bel niente'

La chiacchierata con i giornalisti ha poi avuto un lieve tono polemico, quando gli è stato fatto notare che, al di là della differenza di valori in campo, lui era certamente più fresco rispetto ad Evans che ha giocato ieri.

"Mi spiace che magari lui sia frustrato per questo perché ovviamente per me è stato un vantaggio, ma le regole sono queste. In realtà c'è più bisogno di recuperare mentalmente che fisicamente". Però allo stesso modo non accetta insinuazioni di presunti favoritismi. "Qualcuno dice che Roger chiede ed ottiene, ma non è così. Noi giocatori non decidiamo un bel niente, sono i tornei che decidono e noi, al massimo, possiamo dare la nostra opinione".

Scontata come sempre la domanda su come riesca a mantenersi competitivo a questi livelli in un'età certamente non verdissima. "Cerco sempre di restare giovane nella testa e di non pensare troppo ai dettagli. Quando ero giovane andavo in campo ed il mio unico obiettivo era quello di sparare vincenti, non mi importava nient'altro". E certamente, se è meglio avere 20 anni piuttosto che 38, Roger tiene a sottolineare che anche la sua età ha diversi pregi dal punto di vista tennistico. "Avevo più difetti di adesso, sottovalutavo gli avversari mentre adesso ho l'esperienza giusta per non farlo più. Tecnicamente invece ho imparato a coprire e spingere bene il rovescio e non a giocarlo soltanto slice".

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