La clamorosa protesta inscenata dai corridori nella terz’ultima tappa del Giro d’Italia ha generato una profonda eco nel mondo del Ciclismo. Lo scorso 23 ottobre, alla partenza di Morbegno per una frazione di circa 260 chilometri quasi interamente pianeggianti, i corridori si erano infatti rifiutati di prendere il via, chiedendo con decisione l’accorciamento del tracciato. A preoccupare il gruppo, o almeno una parte di esso, non erano solo le condizioni meteo, in realtà non così proibitive, ma anche il chilometraggio da affrontare e da sommare alle fatiche già accumulate nei giorni precedenti sulle grandi salite.

Cimolai: ‘Più di venti ore in bici per tre tappe’

La presa di posizione dei corridori, criticata fortemente da più parti sia per i modi che per i tempi, ha raggiunto lo scopo di accorciare quella discussa tappa, ma ha soprattutto aperto il dibattito su come debbano essere disegnati i percorsi dei grandi giri e quali limiti eventualmente inserire per non rendere eccessive le difficoltà.

Su questo tema si è espresso anche uno dei ciclisti che hanno partecipato al Giro, il friulano Davide Cimolai. Il 31enne della Israel Start up Nation ha parlato al podcast di Tuttobiciweb, Blablabike, dove ha spiegato di condividere i motivi di questa protesta che ha suscitato tanto clamore. Secondo Cimolai l’ultima parte del Giro d’Italia era eccessivamente impegnativa, con chilometraggi e dislivelli esagerati e che - oltre a pesare sulle gambe dei corridori - non si sarebbero rivelati una scelta vincente neanche nel favorire uno spettacolo interessante per il pubblico.

“Secondo me la terza settimana era eccessivamente dura, tre tappe con più di 15.000 metri di dislivello sono troppe, hanno richiesto più di venti ore in bici e in mezzo c’era una tappa piana di 260 chilometri”, ha dichiarato il corridore pordenonese.

‘Tappe più corte e spettacolari’

Cimolai, che in questo Giro d’Italia ha raccolto come miglior risultato un quinto posto nella tappa di Matera, ha voluto dare dei consigli agli organizzatori.

Secondo il corridore della Israel queste tappe così lunghe e costellate di salite dai dislivelli importanti finiscono per non creare interesse perché le difficoltà eccessive inibiscono gli attacchi e lo spettacolo. Diversi corridori hanno portato l’esempio di frazioni intermedie dell’ultimo Giro, come quella di Tortoreto Lido vinta da Peter Sagan, che si sono rivelate più avvincenti delle tappe di montagna pur avendo un dislivello molto più limitato.

Cimolai ha consigliato di tagliare chilometraggi e dislivelli per creare un ciclismo migliore. “Non è così che si favorisce lo spettacolo”, ha commentato il corridore friulano riferendosi al percorso dell’ultimo Giro d’Italia. “Servono tappe più brevi e con meno salite per esaltare sempre di più questo sport meraviglioso”, ha concluso Cimolai.

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