Luca Masserini è una figura chiave nel panorama della mountain bike italiana e internazionale. Da oltre 25 anni nel settore come giornalista, tester, testimonial e protagonista di un canale YouTube seguitissimo. Persona carismatica che o si ama o si odia, è passato dall’essere chiamato “Luca il Pazzo” a “Lo Maestro”. Nell'intervista esclusiva concessa a Blasting News per il canale ciclismo ripercorre la sua carriera e la sua storia, dagli inizi a Finale Ligure - che definisce "La Mecca mondiale" per la MTB - fino al suo legame con lo sport in sé, da lui ritenuto un'arte, perché - come spiega - non "interessa la competizione fine a sé stessa o chi vince la gara", ma chi "guida bene".

Ciao Luca, partiamo dal principio. Citi spesso il 1999 e Finale Ligure, località ora conosciuta in tutta Europa per la MTB, come data e luogo dove tutto ebbe origine per il tuo percorso e nella tua professionalità nella mountain bike. Cosa è successo?

Allora, Finale Ligure è un po’ il trampolino di lancio perché ci trovavamo lì in occasione del funky day che era un raduno organizzato dalla rivista Tutto Mountain Bike a cui ho sempre ambito entrare in redazione. Finale Ligure non è una La Mecca europea ma mondiale perché ad oggi è conosciuta in tutto il Mondo, c’è gente che viene anche dalla Nuova Zelanda, anche grazie a gare internazionali e non solo europee. Proprio nel 1999 a Finale c’è stata la festa ai Castelli e con i miei amici andavamo in giro con un megafono per il paese, festa a cui non ci volevano far entrare, ma alla fine siamo entrati ed era un mortorio.

Il direttore della rivista Tutto Mountain Bike mi disse: “Se hai la soluzione per accendere la festa visto che sei bello carico a te la direzione e il palco”. Ho trasformato così un incontro morto in qualcosa di più con dei premi, momenti di scherzo e intrattenimento, regalando magliette e coinvolgendo il pubblico. L’editore della rivista dopo il successo della serata allora mi diede un piccolo spazio chiamato La tana del Pazzo.

Sei stato tra i primi a scommettere sulle community online e parlavi di MTB quando era davvero uno sport di nicchia praticato da pochi appassionati, ti ricordiamo nel 2009 su bicilive, c'era scetticismo? è servita come esperienza ad accrescere la tua community?

Vero che Bicilive è una testata online, se c’era scetticismo era solo relativo alla novità non al valore delle persone o dei contenuti.

Ci eravamo già spostati dal cartaceo all’online, e si parla di 15 anni fa, perché il cartaceo stava già morendo e gli inserzionisti ci parlavano di internet, annullando i nostri sforzi per portare sponsor al giornale. Dopo tante promesse disattese sul cartaceo dagli editori di Tutto Mountain Bike che si sono alternati con poca fortuna e tanto lavoro da parte della redazione, abbiamo fondato 365 una rivista specializzata tra le più belle d’Italia a tema MTB poi l’approdo al web. In merito alla community online, ritengo che la mia personale scommessa sia partita ben prima, con i video su Vimeo attraverso i quali è partita un po’ tutta la parte di seguito online. Aver giocato d’anticipo sull’online ha aiutato molto, oggi la mia comunicazione viaggia quasi esclusivamente in questo modo.

Tra l’latro, un aneddoto, ho iniziato a postare video su Vimeo perché YouTube aveva una qualità molto bassa. Era un sito conosciuto solo da una nicchia di appassionati e purtroppo ho fatto una cavolata perché togliendo l’account a pagamento ho perso tutti i primi video caricati, alcuni già allora con milioni di visualizzazioni, non li ho più recuperati.

Luca Masserini: le origini, la scuola e l'amore per la Mountain Bike

Hai fondato una scuola per MTB rivolta soprattutto ai bambini e adolescenti, perché un genitore dovrebbe invogliare i figli a questo sport da sempre marchiato come attività individuale? Come stanno le cose?

Mi viene sempre un po’ la pelle d’oca quando sento che la MTB è uno sport individuale, anche se è vero, non c’è la parte di ruoli come negli sport di squadra e sicuramente la performance del singolo non influisce sulla performance della squadra, ma è uno sport che va praticato in compagnia, esige una buona dose di regole relative al rispetto degli altri biker oltre che ovviamente del pedone, tra i ragazzi in particolare c’è la componente “incentivarsi vicendevolmente” che è molto formativa.

I plus di questo sport vanno dall’aspetto eco-friendly (se praticato nel modo corretto) al vivere all’aria aperta, imparare il rispetto per la natura e passa anche attraverso la cura del mezzo, imparare a prendersi cura della bici, della meccanica, della pulizia è estremamente utile alle nuove generazioni che sono un po’ troppo abituate all’usa e getta. Questo il motivo per cui un genitore dovrebbe invogliare il proprio figlio anche se la passione dovrebbe nascere direttamente dal praticante.

Come nasce la scuola?

La scuola, in origine invece nasce per gli adulti, devo dire che eravamo i primi e purtroppo abbiamo avuto episodi sgradevoli di corsisti che poi hanno dato vita a loro scuole con prezzi stracciati e qualità molto bassa.

Noi abbiamo continuato e devo dire che oggi siamo riconosciuti per la qualità e la serietà con cui non siamo mai scesi a compromessi. Nel 2020 il volume dei corsi per bambini è nettamente aumentato e nel 2021 forse pareggerà con gli adulti.

Ci dici com'è la situazione oggi? Vediamo un fiorire di bike park, molte stazioni di sci stanno riconvertendo gli impianti anche per le biciclette, è un fenomeno in espansione che può dare nuove professionalità?

Si vero, c’è un fiorire di bike park ma quelli ben strutturati purtroppo sono sempre di meno questo perchè un bike park necessità di tanti sforzi e di grande competenza, mio malgrado non basta la passione per la tracciatura, la realizzazione, la cura e la manutenzione, la sicurezza non può essere messa nelle mani di amatori o appassionati a cui si da in cambio un pass stagionale.

Certamente è un fenomeno che può creare lavoro e nuove professionalità in primis proprio la figura del trail builder e chi sviluppa i sentieri che devono far divertire in sicurezza. Un esempio per tutti: a Whistler in Canada ormai la MTB è un fenomeno di massa in cui è stata data estrema attenzione alla costruzione dei park dando la possibilità di scelta in base alla capacità del rider. Negli ultimi anni riconvertire le stazioni sciistiche è diventata una necessità credo in parte dovuta alla mancanza di neve – forse è lo stesso motivo per cui è cresciuto l’interesse per la MTB – non lo so. So per certo che con la crescita di questa pratica, la professionalità è necessaria, e intendo professionalità vera, non improvvisata: la MTB non è uno sport che si può praticare senza coscienza, senza basi, può essere pericoloso, per sé, per gli altri e per l’ambiente.

Il mio timore, è che per colpa di questa leggerezza si diffonda l’idea che la MTB sia uno sport pericoloso: non lo è, deve essere insegnato e gestito da professionisti.

Luca Masserini: 'Non mi interessa chi vince le gare, mi interessa chi guida bene'

Vediamo sempre più una spinta della case costruttrici verso l'e-bike, i pareri tra gli amatori sono molto discordanti, ci dai il tuo? L’e-bike si sta ponendo come “rivoluzione in corso” per la mobilità in città, sarà così anche nei boschi e sui sentieri?

In Gravity siamo stati tra i primi a fare i corsi con e-bike in Italia, mi ricordo tante critiche, anche da alcuni di ora fanno parte di team e-bike. L’e-bike non è da paragonare alla muscolare: è proprio un’altra storia, va bene se hai meno tempo, meno allenamento, se vuoi allenarti bene in discesa e hai bisogno di fare tante risalite, è chiaro che hai dei limiti perchè la bici pesa 10 kg in più.

Noi ci siamo specializzati anche in questa offerta. Si pensa che le e-bike leggere con batterie più piccole, delle vere enduro con “aiutini” siano la rivoluzione, ma non hanno grande durata, sarà davvero una rivoluzione quando si avranno batterie più piccole e leggere ma con la stessa capacità di durata. Mio parere: tra qualche anno la bici muscolare sarà in netta minoranza rispetto alle e-bike che tutto sommato offre più opportunità.

Nel nord Europa il ciclocross è una certezza, è molto seguito e sforna campioni che poi arrivano anche al Ciclismo su strada. In Italia qual è la situazione?

Purtroppo non seguo il ciclismo su strada, non seguo il ciclocross e non so proprio darti un’opinione, non sono attratto da queste competizioni

Per te chi sono i ragazzi e le ragazze da seguire oggi che vedi con un futuro anche internazionale nella gare di MTB?

Guarda, sinceramente come per la precedente domanda, non sono uno che segue le gare, non mi ha mai interessato più di tanto perchè non mi interessa la competizione fine a sé stessa o chi vince la gara, mi interessa chi guida bene, chi ha grazia, chi fa del proprio sport un’arte. Non sempre vincere le gare vuol dire essere un artista nella mountain bike.

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