Il mondo del ciclismo si avvia a grandi passi verso l’evento più prestigioso e atteso della stagione, il Tour de France. Nella sua più che centenaria storia, la più grande corsa del ciclismo ha regalato sfide epiche, campioni leggendari, episodi e storie che ancora oggi, a distanza di anni, fanno discutere gli appassionati. Un’epoca che molti tifosi italiani non possono dimenticare è quella segnata dal dominio di Miguel Indurain, il campione spagnolo che per cinque anni vinse la maglia, spesso a scapito dei beniamini di casa nostra.

Bugno e la sfida a Indurain nel Tour '91

L’era di Miguel Indurain al Tour de France iniziò nel 1991 e continuò fino al 1995, rendendo il campione navarro l’unico in grado di vincere la corsa per cinque edizioni consecutive. In quei primi anni novanta Indurain trovò come grandi avversari i nostri Gianni Bugno e Claudio Chiappucci. Sia nel 1991 che nel 1992 furono i due corridori italiani a concludere sul podio alle spalle di Indurain, che guadagnava dei vantaggi abissale nelle cronometro per poi difendersi e gestire la situazione in montagna.

Gianni Bugno ha però raccontato di aver perso il Tour de France del 1991 non solo per la forza del campione spagnolo, ma anche per i giochi di alleanze che si crearono in corsa.

“Nel ’91 Fignon e LeMond hanno corso per Indurain”, ha dichiarato l’ex campione del mondo ricordando la tappa pirenaica di Val Louron, in cui Indurain e Chiappucci andarono in fuga insieme. “Nella discesa dal Tourmalet, Chiappucci e Indurain sono partiti forte, io sono rimasto dietro con LeMond e Fignon. Poi, in piano, abbiamo provato a recuperare. A un certo punto mi sono ritrovato a scalare la Val Louron da solo. Li ho recuperato poco più di un minuto, ma non ho preso la maglia gialla né vinto la tappa”, ha ricordato Gianni Bugno.

'Indurain era il migliore'

Bugno ha spiegato che in quel periodo il Tour de France era costruito si misura per Indurain e per la sua squadra, la Banesto. “Forse senza Indurain avrei vinto un Tour, ma questi sono discorsi inutili.

Lui era il migliore nelle cronometro e in quegli anni il Tour aveva delle crono lunghe e difficili. Era matematico che vincesse il Tour, lo sapeva e ne approfittava. La Banesto era interessata a questo più che a vincere altre gare. Voglio pensarla così, si erano concentrati solo sul Tour e l’hanno fatto molto bene. La Banesto era molto importante per lui e viceversa. Formavano una coppia fantastica. Io, sfortunatamente, ero alla Gatorade”, ha riflettuto Bugno, che tuttavia ha reso omaggio alla forza del grande rivale.

“Era il migliore in quegli anni, l’ho sempre ammirato e rispettato, come tutti nel ciclismo. Era umile e piaceva a tutti”, ha raccontato Bugno.