Intervenendo al podcast "The Move", in compagnia di Johan Bruyneel e George Hincapie, il tre volte Campione del Mondo Peter Sagan ha parlato di come sia cambiato il modo di interpretare le corse e di come abbia faticato a comprendere molte cose accadute nelle ultime stagioni del ciclismo. Il campione slovacco ha portato ad esempio diversi episodi avvenuti nel Tour de France. Sagan ha raccontato delle strane dinamiche che regolano anche i gruppetti dei ritardatari, ed ha riflettuto sulle difficoltà che spesso il gruppo principale ha trovato nell'inseguimento ai fuggitivi.

"Prima si concedevano anche dieci minuti alle fughe, e poi li riprendevamo. Non capisco come sia sia possibile che tre corridori con due minuti di vantaggio stiano in testa tutto il giorno e non vengano ripresi" si è chiesto il corridore slovacco.

Peter Sagan: 'I giovani prendono troppi rischi'

Peter Sagan è passato al ciclismo professionistico nel 2010 per ritirarsi poche settimane fa dopo una carriera ricca di oltre cento vittorie. In questi anni, il campione slovacco è stato testimone di alcuni cambiamenti profondi che non ha molto apprezzato. Secondo Sagan, i giovani corridori della nuova generazione hanno portato un modo di correre più aggressivo e senza più momenti di pausa.

"Negli ultimi anni i giovani si prendono troppi rischi.

Corrono a tutto gas dall’inizio alla fine. Non c'è più nemmeno il tempo per fare una sosta fisiologica lungo il percorso, devi farla in bici", ha raccontato Sagan, spiegando che oggi la corsa non si rilassa neanche quando una fuga prende un po' di vantaggio.

'Prima alle fughe si lasciavano anche dieci minuti'

Il tre volte iridato si è detto disorientato dall'evoluzione che hanno avuto delle dinamiche tattiche che sembravano ben consolidate in mezzo al gruppo. Sagan ha portato come esempio le fughe da lontano, che fino a qualche anno fa godevano di grande libertà nella prima parte di corsa e poi venivano quasi sempre raggiunte facilmente nel finale. Oggi quel modo di interpretare il ciclismo non esiste più.

“Prima alle fughe si lasciavano anche dieci minuti, poi lavorando insieme con tre squadre, sapevamo che avremmo ripreso tutti. Adesso il gruppo non concede loro più di due o tre minuti, eppure a volte non riescono a raggiungere i fuggitivi in ​​tempo”, ha dichiarato Peter Sagan che non sa darsi una spiegazione a tutto ciò.

"Come è possibile? Io non riesco a capirlo. Negli ultimi anni al Tour de France ho visto spesso che tre o quattro corridori pedalano due minuti davanti al gruppo per una tappa intera e nonostante questo non vengono ripresi" ,si è chiesto il campione slovacco.

'Mi fanno impazzire quando fanno cose senza senso'

Peter Sagan ha raccontato un altro episodio, avvenuto al Tour de France, che è l'emblema di questo nuovo ciclismo frenetico e un po' ossessivo anche in fasi di gara del tutto interlocutorie.

"Mi fanno impazzire quando fanno cose che non hanno senso. Un esempio: nell'ultimo Tour de France ero nel gruppetto di ritardatari con circa settanta corridori. Tutto era sotto controllo sull'ultima salita, avremmo comunque rispettato il limite massimo" ha raccontato l'ex Campione del Mondo, spiegando che poi la situazione si è infiammata senza nessun motivo.

"Nell’ultimo chilometro di salita tutti improvvisamente hanno spinto forte sui pedali, da 300 a 700 Watt. Ho chiesto se erano pazzi, che motivo c'era? Dopo il Gpm c'era una discesa pericolosa. Ho preso l'iniziativa, ho detto che saremmo scesi tranquillamente, che sarebbe stato un peccato ritirarsi per una caduta nell'ultima settimana del Tour de France. Dei cinque corridori che mi precedevano, due sono caduti. Non riesco a capirlo..." ha raccontato Peter Sagan.