Paulo Fonseca, tecnico del Lione e profondamente legato all’Ucraina per via della moglie originaria di Donetsk, ha espresso una forte indignazione in un’intervista rilasciata a L’Equipe, in occasione del quarto anniversario dell’inizio della guerra. L’allenatore ha attaccato duramente il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il numero uno della FIFA, Gianni Infantino, accusandoli di anteporre gli interessi economici alle persone.

Le accuse a Trump

Fonseca ha dichiarato che, dopo il ritorno al potere di Trump e la sua promessa di una pace rapida, la situazione in Ucraina è peggiorata.

Tutti i giorni cadono centinaia di droni e decine di missili”, ha affermato, aggiungendo che gli Stati Uniti hanno reso più fragile la posizione dell’Ucraina e dell’Unione Europea, complicando ulteriormente la vita degli ucraini. “Io mi sento sempre più indignato”, ha sottolineato.

Ha aggiunto che la posizione di Trump è stata quella di “dimenticare, di ignorare i più svantaggiati e i più fragili e di stare a fianco ai suoi interessi economici. Non ha pensato alle persone, ma ai soldi”.

Le critiche a Infantino e il Mondiale

Fonseca ha poi rivolto parole dure anche a Gianni Infantino, criticando la sua apertura al ritorno della Russia nelle competizioni europee: “Andiamo a giocare contro la Russia a Mosca mentre gli ucraini non possono giocare sul loro territorio?

” ha chiesto retoricamente. “Il Paese che è invaso non può disputare le gare a casa sua e la Russia sì? Per me è inaccettabile”.

Ha proseguito: “Ora Infantino fa la stessa cosa di Trump: guarda gli interessi economici e scorda la gente”. E ha espresso il suo disappunto anche sul Mondiale in programma negli Stati Uniti: “La verità è che noi che amiamo il calcio vorremmo che il Mondiale si giocasse altrove – e non negli Stati Uniti”. Ha poi aggiunto: “Sape­te cosa ho provato … quando ha dato il premio per la pace al presidente Usa? Vergogna. È così triste, il calcio non se lo merita”.

Il legame con l’Ucraina e il supporto a Macron

La forte connessione personale di Fonseca con l’Ucraina è confermata anche dal suo passato da allenatore dello Shakhtar Donetsk.

In un’intervista a L’Equipe, ha ricordato la notte trascorsa in un bunker a Kiev insieme a Roberto De Zerbi all’inizio dell’invasione russa, e ha descritto il viaggio di trenta ore verso la Moldavia per mettere in salvo la famiglia. Ha definito la situazione attuale “sempre più grave e mortifera” e ha espresso ammirazione per il presidente francese Emmanuel Macron, definendolo “uno dei migliori alleati dell’Ucraina” e “il presidente più coraggioso di tutti i paesi europei”.