Paolo Bertolucci, leggenda del tennis italiano e oggi commentatore tecnico per Sky, ha condiviso la sua emozione nel seguire il fenomeno Jannik Sinner. Durante la trasmissione Fantini Club, l’ex campione ha confessato: “Quando commento Sinner ho le farfalle nello stomaco, faccio fatica a stare seduto, è come se fossi in panchina. Devo trattenermi, a volte vorrei dirgli delle cose”.
Un movimento in crescita grazie a un campione
Bertolucci ha sottolineato l’importanza di avere una punta di altissimo livello come Sinner, capace di ispirare i giovani e far crescere l’interesse per il tennis in Italia.
“Quando hai un esempio positivo di un ragazzo che si comporta bene, che alza i trofei e porta la bandiera in alto in tutti i continenti, è normale che ci siano tanti giovani che si avvicinano a questo sport”, ha spiegato. Il commentatore ha aggiunto che il tennis è uno sport che “economicamente ti fa anche sorridere, e fa sorridere figli e nipoti”, evidenziando il valore sociale e mediatico del fenomeno azzurro.
Un decennio di vertice, ma senza eccessi
Guardando al futuro, Bertolucci ha espresso ottimismo: “Abbiamo sicuramente davanti otto o dieci anni in cui saremo ai vertici mondiali. Sinner e Musetti non hanno neanche 25 anni, poi dietro ci sono Cobolli, Darderi ed altri”. Tuttavia, ha lanciato un monito: “Non dobbiamo viziarci più di tanto, non è che ogni volta che c’è uno Slam allora un italiano sarà in finale o vincerà.
La concorrenza è spietata, ma noi ci siamo, come hanno dimostrato la Coppa Davis e la Billie Jean King Cup”.
Il sogno di un impianto moderno a Roma
Infine, Bertolucci ha condiviso un desiderio personale legato agli Internazionali d’Italia. Pur riconoscendo il fascino del torneo, ha evidenziato alcune criticità logistiche, come la gestione del pubblico e dei trasporti. “Roma ha il suo fascino ma ha delle cose che non funzionano. Non puoi portare 50.000 persone senza avere metro idonee, parcheggi, disponibilità di taxi. O cambi sede e crei un nuovo impianto, altrimenti non c’è possibilità”. E ha aggiunto con ironia: “Campo intitolato a me? Per l’amor di Dio. Io non c’entro niente. Magari uno sgabuzzino oppure un punto di ristoro. Sogno nel cassetto? Un campo coperto a Roma, una delle cose basilari per avere uno Slam. Prima di morire magari vorrei vederlo”.