L'ex stella dell'NBA Andrea Bargnani, prima scelta assoluta al Draft 2006, ha preso una posizione netta in merito alle recenti dichiarazioni del presidente della FIGC, Gabriele Gravina. Quest'ultimo aveva etichettato gli altri sport come "dilettantistici", scatenando un'ondata di polemiche. Bargnani ha scelto LinkedIn per esprimere il proprio dissenso, contestando una visione che, a suo parere, sminuisce profondamente il valore e l'impegno degli atleti non appartenenti al circuito calcistico professionistico.

Nel suo post, Bargnani ha citato direttamente le parole di Gravina: "Gli altri sport sono sport dilettantistici".

Ha poi aggiunto: "Le parole del presidente FIGC mi hanno colpito. Io ho giocato in NBA. Non mi sono mai sentito più atleta, più professionista, di chi fa salto in alto per le Fiamme Oro allenandosi 8 ore al giorno". L'ex cestista ha enfatizzato come il professionismo non debba essere misurato unicamente dallo stipendio. "Una regola non scritta dice che il professionismo non lo misuri dallo stipendio. Guadagnare 10 milioni di dollari a stagione in NBA o 2.000 euro alle Fiamme Oro non cambia il livello di professionismo", ha dichiarato. Ha inoltre evidenziato la maggiore dedizione richiesta in altre discipline: "Chi fa atletica leggera o sci si allena molte più ore di una star NBA (ma molte molte)...

e questo è un fatto".

Il dibattito sul professionismo sportivo in Italia

La riflessione di Bargnani si è estesa alla definizione stessa di professionismo nello sport italiano. L'ex campione ha posto un interrogativo provocatorio: "La nostra nazionale di pallavolo, campione del mondo, non sarebbe 'professionistica' secondo questa logica. Chiamarli dilettanti richiede un 'coraggio' che non ho". Questa affermazione si inserisce in un dibattito già acceso, che vede numerosi atleti e appassionati opporsi a una distinzione così rigida tra professionisti e dilettanti, basata esclusivamente sul compenso economico o sulla disciplina praticata. La sua critica mira a evidenziare come l'impegno, la dedizione e i risultati dovrebbero essere i veri parametri per definire lo status di un atleta.

Le reazioni del pubblico e degli sportivi

Le affermazioni di Gravina hanno generato un'ampia eco, provocando reazioni indignate tra i tifosi e gli appassionati di diverse discipline sportive. In particolare, i sostenitori di campioni come Sofia Goggia e altri atleti di spicco negli sport invernali hanno manifestato il loro profondo dissenso. Molti hanno richiesto un cambiamento ai vertici del calcio italiano, sottolineando con forza che il valore degli atleti non può essere quantificato unicamente in base ai successi economici o alla visibilità mediatica. Sono stati ricordati i numerosi trionfi ottenuti da sportivi italiani in discipline quali il tennis, lo sci, la pallavolo e il curling, evidenziando il loro cruciale contributo al prestigio internazionale dello sport italiano.

Messaggi come "Dimissioni subito lui e tutto il clan" o "Gravina, dimettiti" sono stati frequenti, a testimonianza di un malcontento diffuso.

Il dibattito sul significato autentico di professionismo e sul rispetto dovuto a chiunque si dedichi con passione e impegno allo sport, indipendentemente dalla disciplina o dal compenso, rimane più che mai aperto. La discussione coinvolge non solo gli addetti ai lavori e i protagonisti diretti, ma anche l'opinione pubblica, che chiede una maggiore valorizzazione di tutte le eccellenze sportive nazionali.