La recente vittoria schiacciante di Tadej Pogacar al Giro di Romandia, con quattro tappe conquistate su quattro, ha attirato non solo l’attenzione sugli straordinari risultati sportivi dello sloveno, ma anche sulle dinamiche che si stanno creando in gruppo attorno alla sua figura dominante. Nel podcast specializzato In De Waaier, l’analista di ciclismo Thijs Zonneveld getta nuova luce su un aspetto meno visibile ma decisivo nella gestione della corsa: il pugno di ferro con cui Pogacar dominerebbe, secondo lui, le relazioni tra corridori, imponendo una strategia psicologica di controllo e isolamento degli avversari.

La lista nera della UAE

Durante la prima tappa del Giro di Romandia, si è manifestata in modo emblematico questa politica di potere. Un gruppo composto da Lenny Martinez, Jorgen Nordhagen, Florian Lipowitz e lo stesso Pogacar si era portato al comando dopo la salita più impegnativa. Tuttavia, quando Lipowitz ha scelto di non collaborare alla fuga, la reazione è stata immediata e severa. Dopo aver vinto la tappa, Pogacar ha elogiato Martinez e Nordhagen, puntando invece il dito su Lipowitz. Il tedesco è stato poi criticato duramente dalla stampa, un segnale chiaro della riprovazione verso chi si sottrae alle dinamiche volute dal campione sloveno.

Anche Jip van den Bos, collega di Zonneveld nel podcast, sottolinea quanto accaduto: il rimprovero ricevuto da Lipowitz ha prodotto un cambiamento repentino nel suo comportamento, che si è conformato di nuovo al gruppo nelle tappe successive.

Zonneveld interpreta questo come una strategia psicologica mirata: “Se collabori con lui, sei accolto con gesti di riconoscenza come un commento positivo su Strava o una pacca sulla spalla. Se invece ti opponI, vieni etichettato come perdente e guardato con disprezzo nelle interviste.”

Su questo tema, nei mesi scorsi Nils Politt aveva svelato l’esistenza di una cosiddetta “lista nera” all’interno del team UAE Emirates-XRG, in cui sono segnati i nomi dei corridori da tenere sotto stretta sorveglianza, bloccando ogni loro tentativo di fuga. La minaccia non è solo teorica: “Non vorreste essere su quella lista”, ha ammonito Politt.

Il caso Jorgenson e il paragone con l'era Armstrong

Come conferma Zonneveld, questa tattica crea un clima di paura e conformismo, scoraggiando ogni forma di ribellione nei confronti del potere del team.

Questo sistema si riflette nelle difficoltà incontrate da chi osa sollevare critiche. Matteo Jorgenson rappresenta un caso emblematico: da quando ha rilasciato dichiarazioni controverse alla stampa sull'atteggiamento della UAE, non ha più ottenuto vittorie significative, perdendo visibilità e opportunità con un team che parte sempre con formazioni molto competitive.

Secondo Zonneveld il messaggio è chiaro: opporsi a Pogacar e al suo entourage significa automarginarsi. Gli altri corridori osservano e preferiscono tacere per evitare la stessa sorte. La squadra di Pogacar è costruita con solidità e profondità senza precedenti, il che consente di controllare in larga misura l’esito delle gare, decidendo chi debba vincere.

“Hanno voce in capitolo anche se vince qualcun altro al posto di Pogacar,” spiega Zonneveld, che ha fatto un accostamento molto azzardato. Secondo lui, la situazione ricorda da molti punti di vista la potente egemonia del ciclismo ai tempi di Lance Armstrong, sebbene afferma l’analista, il livello di Pogacar sia differente.

"Di conseguenza, i corridori vogliono far parte del gruppo che piace a Pogacar. È un po' come ai tempi di Armstrong, anche se lui era a un livello molto diverso" ha commentato Zonneveld.

Tuttavia, a distinguere il campione sloveno è una superiore abilità nelle relazioni sociali, che gli garantisce amicizie e popolarità trasversale nel gruppo.

Nonostante l’aspetto spietato della sua strategia, Pogacar gode dunque di una simpatia diffusa e di un’immagine positiva, un mix raro nel mondo del ciclismo professionistico.

La sua leadership non si limita alla forza fisica ma passa anche attraverso un controllo psicologico e sociale, segnando una nuova fase in cui la tattica di gruppo e la gestione delle persone diventano elementi chiave del successo sportivo.

In conclusione, il dominio di Pogacar non si limita alla prestazione atletica pura, ma si estende a un controllo quasi politico delle dinamiche di corsa e del gruppo. Una rivoluzione silenziosa ma potente, sotto il sorriso di un campione.