Il college football statunitense è nuovamente al centro di intense discussioni riguardo a possibili nuovi cambi di conference, proprio mentre la stagione 2026 si appresta a inaugurare un assetto già profondamente rinnovato. Dopo la recente frammentazione della Pac-12, che ha visto la conferenza ridursi a soli due membri prima di essere ricostituita, tifosi e programmi faticano ancora a trovare stabilità e a ricostruire le storiche rivalità.

L’attuale stagione segna il debutto di una Pac-12 profondamente rinnovata, con l’ingresso di cinque ex scuole della Mountain West, Texas State, Gonzaga (solo per il basket) e le superstiti Oregon State e Washington State.

Tuttavia, le indiscrezioni su un potenziale passaggio di Oregon State alla Big 12 e l’interesse della Big Ten per BYU, nonostante la sua breve esperienza nella Power Four, hanno concesso poco tempo a tifosi e squadre per adattarsi a un panorama in costante mutamento. Si evidenzia come “c’è un limite al cambiamento che si può sostenere”.

La richiesta di una moratoria nazionale

Molti osservatori sostengono la necessità di una moratoria temporanea sui cambi di conference. L'obiettivo è consentire alle attuali leghe di consolidare gli investimenti e alle squadre di crescere senza continue rivoluzioni. Si sottolinea come un passaggio troppo rapido a conference più prestigiose possa rivelarsi dannoso per lo sviluppo dei programmi, portando a una stagnazione che rischia di diventare permanente.

L’esempio di Maryland Terrapins e Rutgers Scarlet Knights, approdati alla Big Ten nel 2014, è emblematico: entrambe le squadre hanno raggiunto il bowl solo quattro volte in dodici stagioni e non sono mai arrivate alla finale di conference.

La proposta di moratoria richiama il precedente delle regole NCAA, che imponevano un periodo di transizione alle scuole che passavano dalla FCS alla FBS prima di poter partecipare ai bowl. Un simile periodo di assestamento avrebbe oggi maggiore senso per stabilizzare le conference, piuttosto che per regolare l’accesso ai playoff.

Il quadro legislativo e le reazioni

Il dibattito sulla moratoria si intreccia con le recenti discussioni legislative. Le trattative per nuovi riallineamenti si sono intensificate in risposta a una proposta di legge federale, il Protect College Sports Act, che prevede una clausola anti-espansione.

Se approvata, la norma congelerebbe l’attuale composizione delle conference più ricche, impedendo fusioni o nuovi ingressi tra SEC, Big Ten, ACC e Big 12. Questo blocco, che scatterebbe immediatamente alla firma presidenziale, ha spinto amministratori e intermediari a confrontarsi con i legislatori statali per esprimere le proprie preoccupazioni.

In questo scenario, la richiesta di una pausa nei cambi di conference appare sempre più condivisa, con l’obiettivo di permettere a tifosi e squadre di godere di una maggiore stabilità e di ricostruire le rivalità che hanno reso grande il college football.