Il dominio schiacciante di Tadej Pogačar al Tour de France continua a far discutere i grandi del ciclismo del passato. Ad analizzare le prestazioni "fuori scala" dello sloveno è un'icona del ciclismo degli anni '90: Claudio Chiappucci. In un'intervista rilasciata al quotidiano spagnolo AS, "El Diablo" ha analizzato senza filtri l'ennesima prova di forza del corridore della UAE Team Emirates, definendo la sua superiorità "siderale" e ai limiti dell'incredibile.

A impressionare Chiappucci non è solo la vittoria in sé, ma la facilità con cui Pogačar demolisce la concorrenza, persino su salite mitiche come l'Alpe d'Huez dove ha recuperato più di tre minuti a scalatori puri del calibro di Sepp Kuss, Richard Carapaz e Lenny Martinez.

"Un'assenza di sofferenza mai vista prima"

"La differenza con gli altri è siderale," ha esordito Chiappucci senza mezze misure. "È qualcosa di unico, disumano. Perché gli altri soffrono e lui non sembra farlo? Lenny Martínez, Richard Carapaz e Sepp Kuss sono tre grandi corridori, eppure gli ha ripreso più di tre minuti. Capisci? Tadej sembra un robot."

Da uomo che ha costruito la propria carriera sul sacrificio, sul dolore e su battaglie epiche, l'ex corridore lombardo fatica ad assimilare ciò che vede ora:

"Durante la mia vita ho visto molti ciclisti, davvero tanti. Ma uno come lui, che non sembra mai soffrire, non l'ho mai visto. Questa volta non gli è nemmeno costato fatica. È arrivato sul traguardo senza sembrare stanco.

Non so se sia umano o meno. Tutti mostrano segni di sforzo o di dolore, a maggior ragione in uno sport come questo. Per non parlare della posizione in bici, che tradisce subito quando stai spingendo oltre il limite... Lui no. Sempre identico, in ogni situazione."

"Un umanoide da studiare"

L'analisi di Chiappucci si fa poi ancora più profonda, toccando il tema del record fatto segnare da Pogačar sull'Alpe d'Huez dopo tre settimane di corsa estenuante:

"Bisognerebbe studiare un umanoide del genere. Pogaçar è un personaggio mai visto finora. È impossibile pensare che qualcuno non mostri mai un segno di cedimento o stanchezza. Impossibile. Stabilire il record su quella montagna, dopo tutti quei giorni e tutte quelle salite...

Non lo so. Non è facile. Non ho mai visto niente di simile in vita mia. E io so bene cosa significano sforzo, sacrificio e dolore: tutta la mia vita sportiva si è basata su questo."

Le parole di Chiappucci riassumono il sentimento di grande stupore che avvolge il ciclismo moderno: di fronte a un fenomeno capace di riscrivere le leggi della fisica e della resistenza, anche i miti del passato restano senza parole.