Il mondo dello sport italiano è in lutto per la scomparsa di Livio Berruti, leggenda dell'atletica e campione olimpico dei 200 metri a Roma 1960. Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, ha espresso profondo cordoglio, definendo Berruti un "campione inarrivabile" le cui gesta "resteranno nella storia del nostro sport". Buonfiglio ha disposto le bandiere a mezz'asta nella sede del Foro Italico e ha invitato Federazioni e Enti Sportivi a osservare un minuto di silenzio nelle prossime competizioni, ricordando come Berruti abbia "fatto sognare l'Italia" e reso "orgogliosi e fieri della nostra italianità".

Il tributo di Marcell Jacobs: "Correrò per lui a Birmingham"

Anche il campione olimpico Marcell Jacobs ha manifestato il suo dolore: "Sono profondamente addolorato per la scomparsa di Livio Berruti. Fu oro olimpico battendo per la prima volta, lui italiano, i campioni americani. Mi riconosco molto nella sua affascinante falcata da 'angelo'. La leggerezza di Berruti è un modello per noi velocisti". Jacobs ha aggiunto di essergli grato per le parole ricevute dopo Tokyo ("Ho trovato un valido erede") e ha annunciato: "Correrò per lui, a Birmingham".

Il ricordo commosso di Stefano Mei (Fidal) e la richiesta di lutto

Il presidente della Fidal, Stefano Mei, ha espresso il suo profondo cordoglio: "Se ne va un pezzo della storia più bella e più emozionante dell'atletica italiana.

Con Livio mi legava un rapporto saldo di amicizia". Mei ha sottolineato l'importanza di Roma 1960, quando Berruti "volò sui 200 metri" diventando il "primo azzurro capace di rompere il tabù della velocità alle Olimpiadi", un "modello per generazioni di giovani". A nome dell'Atletica Italiana, Mei ha chiesto alla European Athletics che la Nazionale italiana gareggi con un segno di lutto sulla maglia agli Europei di Birmingham.

La carriera e l'eredità di Livio Berruti

Livio Berruti, nato a Torino il 19 maggio 1939, trionfò nei 200 metri ai Giochi Olimpici di Roma 1960, correndo in 20"5 sia in semifinale che in finale, eguagliando il primato mondiale. Conquistò l'oro davanti a Lester Carney e Abdou Seye, segnando una svolta per la velocità italiana e guadagnandosi il soprannome di "l'angelo" per la sua grazia. La sua presenza nella Hall of Fame della Fidal testimonia il suo impatto duraturo nello sport nazionale.