Le notizie su un possibile problema al ginocchio destro di Jannik Sinner hanno acceso l'attenzione a pochi giorni dal Masters 1000 di Cincinnati. Il numero uno del ranking Atp si è sottoposto a controlli a Milano prima della partenza per gli Stati Uniti, mentre cresce l'attesa per capire le sue condizioni in vista degli Us Open.

L'ipotesi del sovraccarico

"Pur non potendo entrare nel merito della condizione specifica del campione - analizza all'Adnkronos Salute Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all'UniSalento e segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa) - possiamo affermare che, quando un tennista accusa un problema al ginocchio senza aver subito un trauma acuto, come sembrerebbe essere il caso di Sinner, probabilmente ci troviamo davanti a una patologia da sovraccarico, causato dalle continue sollecitazioni, salti, frenate, scivolamenti e cambi di direzione violenti richiesti dal tennis moderno".

Secondo l'esperto, "pur non conoscendo nel dettaglio la situazione, la scelta del suo staff sembrerebbe sia quella della giusta precauzione per non sollecitare troppo il ginocchio e permettere, quindi, da un lato di gestire il carico e dall'altro di sottoporsi a un protocollo terapeutico dedicato per arrivare nella migliore condizione possibile" agli Us Open, "preservando al tempo stesso l'articolazione".

Gli infortuni più frequenti nel tennis

Bernetti sottolinea come per i tennisti sia fondamentale intervenire tempestivamente su qualsiasi fastidio agli arti inferiori.

"Queste condizioni - spiega - si verificano quando microtraumi ripetuti sui tessuti muscolo-scheletrici superano la capacità di compensazione e rigenerazione del corpo.

La letteratura scientifica evidenzia infatti come il tennis solleciti moltissimo le articolazioni degli arti inferiori. Gli infortuni agli arti inferiori rappresentano tra il 31% e il 67% di tutti i traumi nel tennis. Il distretto del ginocchio è coinvolto in circa il 10-15% degli infortuni totali che colpiscono i tennisti. Di questi, il 60-70% non deriva da un evento traumatico, ma è classificabile come infortunio da sovraccarico".

Tra le patologie più comuni figurano la tendinopatia rotulea, la tendinopatia quadricipitale, la sindrome femoro-rotulea e la sindrome della bandelletta ileotibiale, tutte favorite dai continui salti, cambi di direzione, scivolamenti e movimenti esplosivi richiesti dal tennis.

Il rischio delle lesioni meniscali

Un'altra condizione frequente riguarda le lesioni ai menischi.

"Le lesioni meniscali rappresentano circa il 10-20% di tutti gli infortuni al ginocchio nei giovani sportivi e il tennis non fa eccezione, in particolare per via dei continui cambi di direzione e delle torsioni degli arti inferiori. I menischi fungono da veri e propri ammortizzatori in fibrocartilagine tra il femore e la tibia e subiscono forze di compressione e di taglio enormi durante un match di tennis".

L'esperto distingue tra lesioni traumatiche acute e meniscopatie degenerative da sovraccarico. Queste ultime possono rimanere silenti a lungo e manifestarsi successivamente con dolore, sensazione di cedimento, "click" articolari o versamenti, interessando talvolta anche l'osso subcondrale con la comparsa di edema.

Le possibili terapie

Fra le opzioni terapeutiche illustrate da Bernetti rientrano "l'idrochinesiterapia (esercizio terapeutico in acqua), la terapia fisica strumentale (onde d'urto focali, campi elettromagnetici pulsati, laser-terapia), la terapia infiltrativa a base di acido ialuronico, pappa piastrinica (Prp), collagene e ozonoterapia. Tutte possibilità che devono essere valutate in maniera personalizzata in base alla diagnosi e alle caratteristiche di ogni singolo atleta".