Senza una marcia indietro in zona Cesarini, dal prossimo mese di gennaio del 2014 ci sarà un inasprimento di una tassa occulta, quella sui dispositivi elettronici che va sotto il nome di equo compenso.
Si tratta in particolare di soldi sui nostri acquisti di smartphone e tablet, per esempio, che andranno nelle casse della Siae. In accordo con quanto denuncia Altroconsumo, che in merito ha già lanciato dal proprio sito Internet una petizione online, l'aumento dell'equo compenso attraverso la Legge di Stabilità sta passando quasi nell'assoluto silenzio.
E questo nonostante poi la maggioranza di questi fondi incassati dalla Siae, fa altresì presente l'Associazione dei Consumatori, vengano distribuiti agli artisti più affermati che già di soldi ne guadagnano tanti con la vendita delle loro opere e con tutte le altre attività collaterali.
Secondo Altroconsumo l'equo compenso è una tassa odiosa in quanto trattasi di una sorta di risarcimento preventivo contro la pirateria. Però a pagare sono anche e soprattutto coloro che comprano il disco originale e che magari ad uso personale e privato creano più copie dell'opera per la quale sono stati già pagati i diritti d'autore.
Quello alla Siae quindi, con l'aumento dell'equo compenso, è un regalo di Natale?
Ebbene, i Consumatori non ci stanno mentre gli editori non la pensano così a partire dal grande Gino Paoli che della Siae è il Presidente. Proprio la Siae nei giorni scorsi ha tra l'altro accolto con un plauso il regolamento dell'Agcom sulla tutela della proprietà intellettuale online.