Si torna a parlare inquesti giorni di web-tax ed è stato l'autorevoleFinancial Times, con un articolo a firma Houlder&Pickard, asottolineare la scorsa settimana che l'economia digitale si presta a macroscopicheoperazioni di manipolazione della catena del valore con graviconseguenze sul piano dell'equità fiscale e della concorrenza.

Nonostante le promessedel premier conservatore Cameron, il giornale della City rileva chenel 2012 i giganti del web hanno versato complessivamente nel RegnoUnito imposte pari a poche decine di milioni a fronte dei 15 miliardidi fatturato. Sempre il quotidiano londinese il giorno precedenteaveva definito il ricorso all'ingegneria fiscale e finanziaria peraccumulare ingenti ricchezze nei paradisi fiscali un comportamentoaziendale antisociale.

Dopo le polemichescatenatesi in Italia durante la discussione della legge di stabilitàe il rinvio di sei mesi dell'applicazione della impropriamente dettaweb-tax qualcosa sembra muoversi quindi anche a livello europeo invista dei vertici di primavera.

Italia e Francia hannoesercitato notevoli pressioni in questi mesi introducendo ominacciando di introdurre unilateralmente normative nazionali dicontrasto al fenomeno dell'elusione fiscale internazionale su largascala.

Solo nell'Unione Europeasi stima infatti che le risorse che sfuggono ogni anno alle magliedelle agenzie fiscali nazionali ammontino a circa 1000 miliardi dicui circa il 15% è riconducibile a meccanismi di ingegneriafinanziaria per ridurre artificialmente il corporate tax rate.

In una intervista recentea Repubblica, il lituano Semeta, responsabile dellafiscalità e dell'unione doganale per il PPE presso laCommissione Europea, ha annunciato che in primavera verràalla luce la direttiva che revisiona la normativa comunitaria inmateria di doppia imposizione.

Per Semeta l'obiettivoè creare una normativa business friendly che uniforma earmonizza il sistema fiscale nel mercato unico europeo e che evita ledoppie imposizioni. Al contempo però la direttiva deve consetire diridurre sensibilmente lo spazio per tutte quelle operazioni diingegneria fiscale intra-gruppo che, approfittando dellanebulosità delle legislazioni vigenti nei vari paesi, danno luogoaddirittura a fenomeni di "doppia non tassazione".

Il commissario ricordache in vari consessi, fra cui anche l'Ocse e G20, èstata riconosciuta la criticità e la delicatezza del problema e chenel corso del 2013 tutti i ministri europei delle Finanze sono staticoncordi nel definire prioritaria la risoluzione di una questione cheassume particolare rilevanza nell'economia digitale proprio per lasue particolari peculiarità. Semeta rassicura e afferma che non cisarà alcuna guerra contro le multinazionali ma solo unarazionalizzazione della fiscalità comunitaria per rendere lalegislazione moderna, simmetrica ed equa per tutti in qualsiasisettore.

Molti osservatori infattirilevano che i giganti del web tendono naturalmente a volermonopolizzare i mercati nazionali e il fatto che possono praticareelevati sconti di origine fiscale a parità di altre condizioni alterail regime di concorrenza e ostacola lo sviluppo di nuove imprese.

Si preannunciano pertantotempi duri per le divisioni Legal&Tax dellemultinazionali.