C'è anche la Svizzera tra i 47 Stati che hanno firmato a Parigi la Dichiarazione sullo scambio automatico di informazioni fiscali, l'accordo tra i paesi dell'OCSE, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che dovrebbe segnare la definitiva svolta nel contrasto ai paradisi fiscali.

L'elenco dei firmatari comprende, infatti, non solo i 34 paesi dell'Ocse, tra cui appunto la Svizzera, ma anche 13 membri associati, tra cui Singapore, considerata la Svizzera d'oriente e quinta piazza finanziaria del mondo.

La sottoscrizione dell'accordo dovrebbe segnare la fine del proverbiale segreto bancario che ha consentito allo Stato elvetico di diventare la meta preferita dagli evasori europei.

I termini dell'accordo

Con esso gli Stati firmatari si impegnano a trasmettere la situazione patrimoniale dei propri correntisti alle autorità dei Paesi d'origine che ne facciano richiesta. In particolare, per ogni deposito, le banche dovranno richiedere una preventiva dichiarazione di "tassazione assolta" che il depositante dovrà sottoscrivere, con la previsione di responsabilità penale in caso di dichiarazioni false.

La decisione del governo svizzero, accolta non senza polemiche in patria, dove la possibilità di attrarre capitali in fuga dalle tassazioni è un pilastro portante della florida economia, potrebbe dare un'accelerazione alle trattative da tempo avviate della autorità italiane per far rientrare i capitali depositati nelle finora impenetrabili banche svizzere.

I punti deboli dell'accordo

Non mancano, nel testo del trattato, alcuni che potrebbero depotenziarne l'efficacia.

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Innanzitutto non sono fissati termini per l'entrata in vigore essendo scomparso, nella stesura definitiva, il riferimento al settembre 2017 indicato negli accordi precedenti.

Questo dettaglio, unito alla clausola di reciprocità, per effetto della quale l'accordo potrà entrare definitivamente in vigore solo quando tutti i firmatari lo avranno reso operativo, potrà costituire un potenziale appiglio per il rifiuto delle informazioni che potranno essere richieste solo a partire dal dicembre 2015.

C'è tutto il tempo, da parte di chi ha interesse a farlo, per trovare le valide contromisure.