Due anni fa sembrava che l'eterna commedia dell'ente radiofonico statale, che prova ad esigere il canone anche da chi non possiede apparecchi televisivi, fosse giunta alla fine: la Rai affermava che il temuto bollettino sarebbe arrivato "solo chi possiede un televisore".

Milioni di internauti tirarono un sospiro di sollievo e si scordarono presto del brivido dato dall'annuncio di una nuova tassa indiretta, osteggiata anche perché percepita come "ingiusta" per tutta una serie di motivi, come il fatto che non è proporzionale e a beneficiarne è solo la Rai.

Quella che sembrava una marcia indietro e una resa era però solo una ritirata tattica, una momentanea pausa nell'attesa di attaccare in forze una volta individuato un possibile punto debole nello schieramento nemico.

È infatti di poche ore fa la notizia che in provincia di Como, a Grandola e Uniti, sono iniziati ad arrivare i bollettini per il pagamento del #Canone Rai nelle sedi di lavoro di aziende di varia grandezza, da cantieri navali a piccoli artigiani, rei di possedere computer con accesso a internet.

Lo sdegno e la rabbia non hanno faticato a montare tra quegli esponenti della piccola e media impresa, che da sempre sono considerati un facile bersaglio per operazioni di tassazione estemporanea.

"Questa è una follia, soltanto una pura follia. Vengano pure a prendermi con il carro armato, se credono, ma io non intendo pagare e non pagherò mai una tassa così ingiusta" ha affermato Giorgio Colombo, nome importante del settore navale, dopo essersi visto recapitare un bollettino di più di 400 Euro, motivato dalla presenza di un computer nel cantiere.

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Como potrebbe essere il preludio ad operazioni simili su tutta la penisola.