Forze parlamentari (e, forse, forze extraparlamentari), in questi giorni, stanno facendo a gara per sedere al tavolo delle trattative per partecipare ad una moltitudine di riforme. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, da sagace machiavellico fiorentino (e ben tenuto in sella dall'ultima tornata elettorale) mentre mostra la faccia del burbero decisionista in cuor suo - probabilmente - se la spassa con grande personale soddisfazione.



E senza farsi sfuggire una risposta ad ogni questione ad ostacoli. Fra le quali, per la verità, una di rilievo (che andrà a toccare pesantemente le tasche dei contribuenti) pare stia scorrendo come un fiume carsico: è la riforma del catasto.

Attesa da decenni e se non ci saranno intoppi dovrebbe cominciare a decollare nel 2015.



Inutile prendersi in giro: per lo Stato sarà una ghiotta occasione per incassare denaro fresco. Le casse dei Comuni sono a secco, il piatto piange e il debito nazionale pubblico lievita meglio di qualsiasi altro prodotto usato dal fornaio di lungo corso. Quale migliore occasione, perciò, per partorire una legge che sappia colpire nel mucchio per qualche euro in più?

Intanto il provvedimento (comunque in via di definizione) presenterebbe dei lati d'incostituzionalità; e in maniera speciale la parte che riguarda la rappresentanza: non rispecchia la legge delega sia nello spirito che nella lettera. Bisognerà confidare nelle commissioni parlamentari di Camera e Senato per apportare le dovute correzioni.

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E tanti altri sono i punti oscuri. Non risulta chiaro - per esempio - quale debba essere il ruolo delle commissioni censuarie, il cui intervento dovrebbe essere quello di assicurare il contradditorio fra le parti. Bene, invece, le funzioni che saranno chiamate a svolgere i presidenti dei tribunali ed i prefetti: figure istituzionali di fiducia e di garanzia.

La revisione del catasto non può rischiare di partorire il topolino. E non si può deviare dalla via maestra che indica il coinvolgimento diretto dei Comuni, che sono competenti storicamente in materia. Non è immaginabile potere fare a meno della loro collaborazione, pensiamo all'utilizzazione ed aggiornamento degli atti catastali e alla partecipazione al processo di determinazione degli estimi catastali. E da questa frontiera l'Anci (l'associazione dei Comuni) ha affermato che non si sposta. I sindaci devono comunque lavorare - a gomito stretto - con l'#agenzia delle entrate.

Fra le novità del nuovo calcolo si prevede l'abbandono del criterio dei vani per fissare il valore in base alla superficie, ossia ai metri quadri dell'immobile.

Un'altra sorpresa potrebbe essere l'aggancio del valore patrimoniale dell'immobile a quello del mercato reale.

Secondo la ministra Maria Elena Boschi in cantiere è stata messa una grande opera. Le associazioni di categorie interessate - che stanno tallonando i lavori - hanno la percezione davvero di una grande opera, ma confusa e biblica, per esercitare un aumento di rilievo del prelievo fiscale.