Una delle imposte meno amate dagli italiani è certamente il Bollo auto. Proprio per questo motivo nelle scorse settimane il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, ha promesso di intervenire già a partire dalla prossima legge di Stabilità, con l'obiettivo di arrivare alla totale abolizione di questa tassa nel giro di qualche anno. Ovviamente per fare questo occorrerà trovare le risorse, ci vogliono infatti almeno 6 miliardi di euro per coprire, il vuoto che lascerebbe nelle casse delle regioni un simile provvedimento. Nel frattempo segnaliamo che una sentenza pubblicata lo scorso 3 febbraio 2016, ad opera della Commissione Tributaria della Regione Calabria, ha chiarito una volta per tutte che il mancato pagamento del bollo auto può essere notificato entro i successivi 3 anni. 

Ecco cosa dice la sentenza

Questa sentenza, in poche parole, ha respinto il ricorso da parte di un automobilista italiano, che si era visto recapitare una notifica di mancato pagamento del bollo auto nel dicembre 2006, ricevendo poi da Equitalia una cartella di pagamento con notifica 1 ottobre 2010.

Secondo l'automobilista, essendo trascorsi più di due anni dall'avviso di accertamento, la notifica era ormai tardiva, dovendo essere effettuata entro il 31 dicembre 2009. La Commissione Tributaria della regione Calabria ha invece dato torto all'automobilista.

Il ricorrente condannato a pagare

Questa infatti ha affermato il principio che l'accertamento è divenuto definitivo, in questo caso, solo nel 2007 e quindi siccome la cartella deve essere notificata al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo, i termini sono stati rispettati, in base a quanto previsto dalla legge. Si tratta ovviamente di una decisione che sta sollevando numerose polemiche da parte delle associazioni dei consumatori, che temono a questo punto che in molti possano dover pagare il bollo auto degli scorsi anni, il cui mancato pagamento si pensava potesse essere definitivamente caduto in prescrizione. Il timore di molti infatti è quello che certamente si tratta di un precedente che potrebbe 'fare giurisprudenza'.

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