Un fenomeno che si sta ampiamente diffondendo nel web è quello delle inserzioni pubblicitarie in siti web e blog. Si tratta di un meccanismo grazie al quale un creatore di contenuti web concede la possibilità di inserire all'interno del proprio sito o blog degli spazi pubblicitari (banner) in cambio di un corrispettivo (per approfondire google adSense). Questo corrispettivo può essere determinato seguendo diversi criteri, il più diffuso dei quali è quello del paid to click, cioè viene riconosciuto un compenso per ogni click effettuato sul banner.

Anche se spesso siamo in presenza di ricavi piuttosto contenuti, sorge il problema di come tassarli.

In attesa di chiarimenti ufficiali da parte dell'agenzia delle entrate, è opportuno fare una doverosa precisazione: la decisione se tassarli come reddito occasionale o come reddito di impresa/lavoro autonomo è ben definita dalla legge.

La differenza tra una attività di impresa e una occasionale non considera limiti di ricavi ma guarda lo svolgimento dell'attività in modo abituale e continuativo. Nel caso in cui l'attività sia svolta in modo abituale e continuativo allora vi è l'obbligo di aprire la partita iva altrimenti può essere inquadrata come attività occasionale.

Molti esperti ritengono che si debba inquadrare come attività d'impresa la cessione di spazi pubblicitari sul proprio sito quando questi siano costantemente presenti sul sito per tutto l'anno in quanto emergono quegli elementi di continuità e abitualità descritti prima.

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Cosa fare in casi di ricavi molto bassi

Tralasciando le agevolazioni fiscali previste dal Regime Forfettario Agevolato per le partite iva con ricavi ridotti (per maggiori informazioni si rimanda alle novità del regime forfettario), il maggiore onere all'apertura della partita iva è dato dall'obbligo contributivo all'Inps.

Il parere più diffuso è che per tale attività ci si iscriva come ditta individuale alla Camera di Commercio di competenza con conseguente iscrizione all'Inps commercianti per quanto riguarda gli aspetti contributivi. In questo caso l'imprenditore iscritto con il regime forfettario agevolato avrebbe la possibilità di ridurre del 35% l'aliquota dei contributi commercianti ma, allo stesso tempo, c'è l'obbligo di versare i contributi fino al minimale anche nel caso in cui il suo reddito sia ad esso inferiore.

Il problema è che in caso di ricavi molto bassi, se il minimo contributivo obbligatorio è superiore ai corrispettivi ricevuti, si ha una perdita.

Una delle soluzioni può essere quella di inquadrare l'attività come lavoro autonomo con conseguente iscrizione all'Inps gestione separata: anche se l'aliquota contributiva è più alta di quella dei commercianti, non vi sono minimali, quindi il contributo versato sarà proporzionale ai ricavi realizzati.

Il problema è che la Camera di Commercio potrebbe inquadrare l'attività in oggetto come d'impresa e non come lavoro autonomo; pertanto è consigliabile, prima di aprire la partita iva, di rivolgersi alla propria Camera di Commercio presentando un'accurata descrizione dell'attività che si intende svolgere e richiedendo se sia attività commerciale o di lavoro autonomo. A cascata si avrà l'iscrizione a Inps commercianti o a gestione separata.

Si precisa che l'Inps accetta come contribuzione separata i codici attività 73.11.01 (ideazione di campagne pubblicitarie) e 73.11.02 (conduzione di campagne di marketing) che sono quelli più inerenti all'attività descritta, previo consenso dalla Camera di Commercio.