Lo scorso 31 maggio il Parlamento ugandese ha approvato la controversa tassa sui social network. Ad essere colpite in particolar modo, sono le piattaforme di messaggistica istantanea, come Facebook, Whatsapp e Twitter. Il motivo? Evitare la diffusione del gossip all'interno del paese.

Le motivazioni

La tassazione, divenuta effettiva il 1 giugno, prevede il pagamento di 200 scellini ugandesi (il corrispettivo di 5 centesimi di Euro) e una serie di altre tassazioni, come l'1% sul totale delle transazioni effettuare via mobile..

Secondo quanto affermato dal ministro delle finanze David Bahati, tale somma servirà a sanare il crescente debito dello Stato. La nuova legge sarebbe fortemente voluta dal Presidente dell'Uganda, Yoweri Museveni, che preme per la sua realizzazione già dal marzo 2015. In una lettera al precedente ministro delle finanze, Matia Kasaija, Museveni invoca l'attuazione di una regolamentazione che imponga dei limiti sull'utilizzo dei social network colpevoli, a suo dire, di incoraggiare la diffusione di gossip.

Museveni non è nuovo ad esternazioni rabbiose nei confronti dei social e, in generale, di Intenet. La sua è una vera e propria ostilità, che ha visto chiara manifestazione durante le elezioni presidenziali del 2016: in tale periodo infatti è stato vietato l'accesso a tutte le piattaforme poiché, secondo quanto riportato dai media locali, accusate di "diffondere menzogne".

Le critiche

Nonostante l'intento ufficiale della nuova legge sia portare denaro alle casse dello Stato, affinché sia risanato il debito pubblico del Paese, non sono pochi ad affermare che le reali intenzioni sarebbero ben altre.

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La legge è infatti vista da molti come una limitazione alle libertà personali del popolo ugandese.

Senza contare che, secondo l'ex-ministro Kasaija, tale regolamentazione potrebbe finire con il gravare prevalentemente sulla fascia più povera della popolazione, precludendo dunque del tutto, o quasi, l'accesso ai social network ad una fetta importante del Paese.

Sarà attuata?

La domanda è lecita: l'effettiva attuazione della normativa va incontro a non poche problematiche.

Prima tra tutte la questione legata alla registrazione delle schede SIM. Sono poche infatti le schede ad essere regolarmente registrate al momento dell'acquisto. Si tratta di un problema che il Governo tenta di risolvere da diverso tempo, con scarsi risultati.

Senza contare che, tra i milioni di persone che posseggono un telefono, solo una piccola percentuale di queste lo utilizza per navigare su Internet.

Insomma, non è ancora del tutto chiaro chi, alla fine, dovrà pagare la tassa sui social network. Né tanto meno se questa possa effettivamente essere d'aiuto a risollevare le casse dello Stato, come si prefigge di fare.

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