La Corte di Cassazione, recentemente, è tornata ad occuparsi degli avvisi di accertamento e della validità della loro notifica al contribuente interessato presso un indirizzo diverso da quello risultante dall'anagrafe del Comune di residenza dello stesso. In particolare, con la sentenza n° 19699 del 22 luglio 2019 della VI sezione civile, di cui sono state rese note solo oggi le importanti conclusioni, il Supremo Collegio ha stabilito che, per quanto riguarda la notifica degli avvisi di accertamento, se esiste difformità tra la residenza anagrafica e quella risultante dalla dichiarazione dei redditi vale quella dove il contribuente risiede effettivamente.

I fatti all'origine della decisione della Corte

La Corte di Cassazione si è trovata di fronte il caso di un ex socio di una Srl che si era visto recapitare un avviso di accertamento non presso la sua residenza anagrafica, ma presso l'indirizzo indicato nella dichiarazione dei redditi che è risultato essere diverso. Il contribuente era venuto a conoscenza solo per caso della notifica presso l'indirizzo indicato in dichiarazione.

Infatti, in prima battuta, aveva presentato ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale di Frosinone contro una comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria. Il ricorso veniva rigettato dalla CTP di Frosinone, ma anche dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio. Di conseguenza, il contribuente ricorreva in Cassazione sostenendo che la notifica presso l'indirizzo presente sulla dichiarazione dei redditi non fosse valida in quanto la stessa doveva essere effettuata al suo indirizzo di residenza anagrafica.

Non perdere le ultime news!
Clicca sotto sull’argomento che ti interessa. Ti terremo aggiornato con tutto quello che non puoi perdere.
Cronaca Nera Pubblica Amministrazione

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dal contribuente. I giudici di legittimità, infatti, hanno richiamato un consolidato orientamento della stessa Corte in base al quale ai fini delle notificazioni le risultanze derivanti dall'anagrafe comunale mantengono solo un valore presuntivo e possono essere superate dalla prova contraria dell'effettiva residenza del contribuente- debitore.

I giudici della Corte, infatti, hanno ribadito che in tema di accertamento tributario delle imposte dei redditi in caso di originaria difformità tra la residenza anagrafica e quella indicata nella dichiarazione dei redditi, la notificazione dell'avviso perfezionatasi presso quest'ultimo indirizzo è perfettamente valida. E questo anche se l'articolo 58, comma 2, del DPR 600/1973 stabilisce che le persone residenti in un Comune dello Stato hanno il domicilio fiscale nel Comune nella cui anagrafe sono iscritte.

Mentre le comunicazioni di variazione del domicilio fiscale, indicate dal successivo comma 4, devono essere effettuate dal contribuente rispettando i principi di affidamento e buona fede. Principi a cui si devono attenere entrambi i soggetti del rapporto tributario. Quindi, si può concludere che se dalla relata di notifica si può dimostrare, anche attraverso delle semplici presunzioni, che la notificazione dell'atto è stata effettuata in un luogo diverso da quello della residenza anagrafica ma, comunque, qualificabile come residenza effettiva del contribuente, la notifica dell'atto è pienamente valida.

A meno che non sia il contribuente stesso a fornire la prova incontrovertibile dell'inesistenza di ogni suo collegamento con l'indirizzo al quale è stato notificato l'atto.

Segui la nostra pagina Facebook!
Leggi tutto